I lords azzoppano l’antiterrorismo di Blair
Londra. Dopo la clamorosa sconfitta parlamentare sull’Anti-Terror Bill, la strategia antiterrorismo del Labour britannico ha subìto un’altra battuta d’arresto. L’Alta Corte, infatti, ha stabilito che le prove ottenute mediante tortura da autorità straniere non possano essere utilizzate come tali nei tribunali britannici. Nonostante nessuno in Gran Bretagna difenda la tortura come metodo d’indagine o di interrogatorio il timore è quello di una reazione a catena che vada a intaccare l’impianto stesso della prevenzione e dell’intelligence: quanto deciso dai Lords, infatti, ha cancellato un analogo pronunciamento dello scorso anno da parte della Corte d’Appello che sanciva la possibilità di utilizzare prove ottenute sotto tortura a patto che il governo non fosse a conoscenza del metodo utilizzato per ottenerle. Il timore è che d’ora in avanti qualsiasi terrorista fermato possa dichiarare il falso riguardo il suo trattamento precedente all’arresto e ricorrere alla speciale commissione d’inchiesta chiedendo la sospensione della sua detenzione. Tra accuse alla Cia e “sacrosante difese del nostro stato di diritto” non staremo però un po’ esagerando e spianando la strada a chi vuole tagliarci la gola?
M.B.
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