Roma, ecco perchè non c’è il terzo incomodo

Di Caffettiera Gian Franco
15 Dicembre 2005
NELLA CAPITALE, AN HA CANDIDATO ALEMANNO E L'UDC BACCINI A CORRERE PER LA POLTRONA DI SINDACO. COSì NON HA FATTO FORZA ITALIA, PARTITO IN CRISI DI VOTI E DI CREDIBILITà

Se si rischia di perdere di brutto anche il più offensivo degli allenatori fa catenaccio. È in nome di questa pragmatica filosofia calcistica che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di mandare in soffitta lo schema a ‘tre punte’ varato per le politiche 2006 e, in vista delle prossime elezioni comunali a Roma, ha pensato di schierare un più prudente modulo ad una punta. Competition is competition, ma non nella Capitale dove una vittoria vorrebbe dire moltissimo, ma una batosta, forse, ancora di più. L’aut aut del Cavaliere però rischia di inceppare una macchina che, a Roma, ha già fatto vedere tutti i suoi difetti.
Facciamo un passo indietro. 27 novembre, a Roma si apre ufficialmente la campagna elettorale dell’Udc per le prossime politiche. Dal palco del Palacongressi Rocco Buttiglione prima e Pier Ferdinando Casini poi, lanciano la candidatura del ministro Mario Baccini alla poltrona oggi occupata da Walter Veltroni. 3 dicembre, Gianfranco Fini risponde candidando il ministro Gianni Alemanno. Forza Italia tace anche perché, a Roma, il partito del premier sta attraversando un momento di forte crisi, dopo che l’ala anti-Tajani ha abbandonato il partito per accasarsi armi e bagagli nell’Unione. I dati elettorali parlano chiaro. A Roma Forza Italia è in forte calo di consensi e la minaccia di candidare una ‘terza punta’ al fianco di Baccini e Alemanno appare da subito una semplice provocazione. E così è. Il premier, mostrando ‘grande magnanimità’ annuncia che Forza Italia rinuncerà ad un proprio uomo per sostenere una candidatura unitaria di tutta la Cdl. Dietro le parole del premier, in realtà, sembra nascondersi la paura di un clamoroso flop. Dopotutto gli azzurri ebbero già la loro occasione cinque anni fa con Antonio Tajani che, non solo perse, ma fu additato come la causa principale del disastroso risultato politico della Cdl nel Lazio. Meglio quindi ritirarsi dalla tenzone e lasciare gli alleati scannarsi tra di loro.

SCONFITTA PREVENTIVA
Sì perché nonostante manchino quasi sei mesi alle elezioni, la campagna elettorale è già partita e nessuno dei due candidati ufficiali sembra disposto a fare un passo indietro. Non lo è certamente Mario Baccini che ha già tappezzato la città di manifesti con la scritta www.baccinisindaco.it e ha già fatto sapere che non si ritirerà perché sono soprattutto le periferie a volere la sua candidatura. E a chi gli obietta che, forse, sta andando incontro ad una sconfitta sicura il ministro centrista risponde con una metafora calcistica: «Se sai già che l’altra squadra è forte, non è che non giochi la partita».
Ma anche Gianni Alemanno non è da meno. Il ministro di An sa che, nella capitale, il suo partito è forte e capace di una mobilitazione straordinaria. Per questo continua a sostenere la necessità delle primarie che, visti i numeri, dovrebbero sancire la sua candidatura. Ma la vera battaglia è politica. I due candidati, probabilmente, hanno già messo in conto una sconfitta della Cdl alle prossime politiche. Così fosse, l’unica cosa da fare resta quella di guadagnare posizioni all’interno dei rispettivi partiti.
Un anonimo osservatore esterno spiega: «I due pretendenti puntano sulla vittoria, ma si accontenterebbero anche di una dignitosa sconfitta. Poniamo che il candidato della Cdl perda, ma raccolga su Roma un milione di preferenze, potrebbe tornare dai suoi e dire: ‘Io su Roma valgo un milione di voti, che facciamo?’. Certo, è un rischio, ma un rischio che vale la pena correre». Nel frattempo la candidatura comune auspicata da Berlusconi appare tutt’altro che possibile e sembra certo che, anche stavolta, il Cavaliere, per far quadrare il cerchio, sarà costretto a estrarre un ‘coniglio dal cappello’.

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