Io, medico abortista, vi dico che bisogna riaprire i consultori

Di Bottarelli Mauro
15 Dicembre 2005

«La politica gioca la sua partita, io come operatore sanitario non posso che confermare la validità della legge 194 ma anche denunciare la sua non applicazione totale: ovvero, ci si muove lungo un binario univoco che possiamo definire operativo. Ovvero, si offre la possibilità di interrompere la gravidanza ma non si offrono alternative all’aborto per le donne che sono disposte a ripensare alla loro scelta iniziale o che addirittura arrivano negli ospedali per chiedere consiglio e aiuto. Servono fondi, investimenti e soprattutto la riapertura dei consultori».
La dottoressa Paola Rosaschino pratica interruzioni di gravidanza presso gli Ospedali Riuniti di Bergamo: non è quindi un’obiettrice di coscienza né tantomeno una “crociata”. è un medico che, a differenza di molti politici che parlano di “fanatici” nei consultori, la realtà dell’aborto la vive quotidianamente. E in tutte le sue sfaccettature. «La realtà attuale del consultorio è che al suo interno non ci sono persone del Movimento per la vita, che poi ci debbano o ci possano essere in futuro è questione effettivamente politica e non sanitaria poiché si tratta di operatori sociali. Una cosa invece deve essere chiara: per quanto riguarda i consultori si sta facendo poco, pochissimo e tutto grazie alla volontà di alcuni singoli. Qui ai Riuniti di Bergamo il centro di aiuto alla vita c’è, è presente e funziona bene ma altrove, quasi ovunque a dire il vero, non se ne trova traccia. Se una persona cerca un aiuto, quindi, semplicemente non lo trova se non in pochissime eccezioni. So che qui da noi gli operatori hanno seguito tantissime gravidanze, mi sembra che abbiano aiutato 200 casi soltanto quest’anno».
Una funzione importante, quindi, la loro? «Senza dubbio hanno un ruolo importante, ovviamente deve esserci una volontà iniziale di non abortire da parte della donna. Non è vero che la 194 sia svalutata, certamente può essere applicata meglio: ora, infatti, si applica solo in un senso. Viene tutelata e garantita solo la volontà di abortire, serve invece qualcosa di più pluralistico. Negli anni tra il 1997 e il 1998 sono stati smantellati i consultori su tutto il territorio nazionale con la solita scusa della contrazione dei costi e dell’accentramento a livello ospedaliero e di Asl, ovviamente i pochi che ci rimasti sono superaffollati e non si riescono a seguire tutti i casi che si presentano. Ripeto: va applicata la 194 interamente, bisogna fare di più e investire di più».
M.B.

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