Lombardia secchiona

Di Rodolfo Casadei
22 Dicembre 2005
SEZIONATA A LIVELLO REGIONALE, L'INDAGINE OCSE SULLE CAPACITÀ DEGLI STUDENTI RIVELA CHE QUELLI LOMBARDI SONO MOLTO SOPRA LA MEDIA ITALIANA. E CHE I VOTI SCOLASTICI SONO UN'OPINIONE

L’Italia arranca al quart’ultimo posto della classifica delle competenze matematiche degli studenti 15enni in 29 paesi dell’Ocse (l’organismo che riunisce i più importanti paesi industrializzati del mondo), ma la Lombardia da sola si piazza al 10° posto, 19 punti sopra la media generale, mentre l’Italia meridionale sprofonda al livello della Turchia; a parità di punteggio in base ai calcoli del Programma per la valutazione internazionale degli studenti promosso dall’Ocse (PISA nell’acronimo inglese), uno studente della Lombardia si ritrova con un 5 in pagella, uno del Centro o del Sud Italia si ritrova con un 7, uno studente di un liceo scientifico lombardo si ritrova con un 4, uno studente di un istituto professionale anch’esso lombardo si ritrova con un 8; il figlio di un imprenditore risulta mediamente dotato di maggiori competenze matematiche del figlio di un professore; gli insegnanti e i dirigenti scolastici italiani sono i più demoralizzati d’Europa; il 75 per cento degli studenti degli istituti professionali dell’Italia meridionale sono totalmente privi di competenze matematiche (lungo una scala decrescente di valutazione che va dal livello 6 al livello 1 si ritrovano a -1). Queste ed altre pirotecniche anteprime sono state il sale e il pepe del convegno “PISA 2003 – I risultati degli studenti lombardi”, organizzato settimana scorsa da Regione Lombardia, Ufficio scolastico regionale e Istituto regionale ricerca educativa (Irre).

Cos’è e come funziona PISA 2003
Come si è arrivati a questi risultati che fanno sensazione? All’inizio fu PISA 2000, programma di rilevazione delle conoscenze e delle abilità dei quindicenni scolarizzati, approvato e finanziato dall’Ocse nel 1997, centrato su ambiti di competenze: competenza matematica, competenza di lettura, competenza scientifica e capacità di problem solving. Nel 2000 l’Ocse approvò un secondo ciclo del programma, da realizzarsi nel 2003 in 43 paesi. Nel maggio 2002 l’Invalsi, l’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione, che sotto la vigilanza del ministero dell’Istruzione compie le rilevazioni da cui vengono estratti i risultati del PISA, propose alla Regione Lombardia e ad altre regioni italiane di produrre dati su base regionale. Grazie in particolare all’interessamento del compianto Marino Bassi, vicedirettore della Direzione istruzione e formazione, la Regione Lombardia stanziò 80 mila euro e affidò all’Irre il compito di lavorare d’intesa con l’Invalsi. Sono nati così i due rapporti presentati al convegno: Il livello di competenza dei quindicenni lombardi in matematica, lettura, scienze e problem solving a cura dell’Invalsi e Risultati degli studenti lombardi: contesti di apprendimento e scenari di intervento a cura dell’Irre.
Un investimento pubblicitario ben riuscito, vien da pensare scorrendo i risultati che i rapporti evidenziano. Al livello 6 della scala di matematica, quello dell’assoluta eccellenza, si colloca il 4,8 per cento degli studenti quindicenni lombardi contro il 4 della media Ocse e l’1,5 appena dell’Italia; i quindicenni totalmente incompetenti in matematica sono in Lombardia appena il 4,5 per cento, contro l’8,2 dell’Ocse ed il 13,2 dell’Italia. Anche nella competenza di lettura i quindicenni lombardi si collocano al livello dei paesi coi risultati migliori: 515 punti contro una media Ocse di 494 e una media italiana di 476.
Ma i dati di PISA 2003 rivelano anche i problemi strutturali del sistema italiano di istruzione, ai quali la Lombardia non è estranea: a livello nazionale gli istituti professionali conseguono risultati mediamente inferiori di 88 punti a quelli degli istituti tecnici e di 138 a quelli dei licei, ma anche il dato lombardo non è molto diverso. Non è tutta colpa degli insegnanti: l’utenza delle diverse scuole riproduce in gran parte stratificazioni socio-culturali. Insomma, delle belle gatte da pelare.

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