E Maria pianse a Civitavecchia
Riccardo Caniato è persona equilibrata e cristiano fedele. Perciò non tralascia occasione di sottolineare che non vuole in alcun modo anticipare o forzare il giudizio dell’autorità della Chiesa sui fatti di Civitavecchia. Anzi, sulle prime è stato trattenuto dallo scrivere questo libro proprio dal timore di nuocere in qualche modo al discernimento in corso. Ma è stato lo stesso vescovo della città, mons. Girolamo Grillo, a esortarlo: «Scrivi, scrivi quello che sai». E Caniato ha scritto. Ha raccontato i fatti noti (la statuetta che lacrima sangue in casa Gregori, il ripetersi dell’episodio fra le braccia del fino ad allora scettico mons. Grillo, la copia sostitutiva dell’originale sequestrata dalla magistratura che trasuda un’essenza sconosciuta). Ha ricostruito i molteplici fili che legano Civitavecchia alle apparizioni di Medjugorje. Ha documentato le conversioni che ne sono seguite. Ha intervistato il cardinal Andrzej Maria Deskur, da sempre amico di Karol Wojtyla (è lui che ha donato alla famiglia Gregori la seconda statuetta): «”Dai frutti li riconoscerete”. I frutti di Civitavecchia e di Medjugorje sono gli stessi: conversioni e sacramento della Penitenza. Io, visti i frutti dell’una e dell’altra manifestazione della Madonna, non dubito».
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