Arriva il Natale, come un sole d’inverno
Le quattro, ed è già quasi buio. Buio sempre più presto, come se ci si stesse infilando in una di quelle gole in montagna, dove il sole arriva a fatica, e a disagio se ne va presto, lasciandosi indietro muschi e prati stentati. C’è il ghiaccio sul vetro dell’auto al mattino, e nelle strade una nebbia bianca che abbraccia e intorpidisce. Freddo, e le notti più lunghe dell’anno. Nel culmine del buio – mentre è ostile e algida la terra intorno, e non c’è nei campi più nulla di vivo – Natale. Non nel trionfo inebriante della luce, a giugno, quando tutto è in rigoglio, e le giornate paiono non finire mai. Ma quando si è oppressi dalle tenebre, e anche le albe sono grigie e livide, quando i campi sono sterpaglie o distese gelate, allora è Natale. In fondo alla parabola del solstizio d’inverno, il 21 dicembre, il giorno del sole più basso nel cielo, e quasi immobile – “sol sistere”, il sole fermo, come esitante nel riprender quota. Il giorno del sole negli inferi, e degli uomini in terra che si alzano nel buio, e inquieti fra sé si domandano quanto durerà l’inverno, ancora. Nel culmine del buio, proprio nelle notti più lunghe, c’è il Natale. L’imperatore Costantino sovrappose il cristianesimo al culto pagano del sole. Già prima i Romani celebravano, il 25 dicembre, il solstizio d’inverno: la festa del sole che cominciava a rialzarsi dal suo apparente declino nel cielo. Adorarono da quel momento Cristo, fino ad allora sconosciuto. Il Dio nato inerme, nella notte più scura, nel buio di una grotta. Il Dio, all’apparenza, degli sconfitti. Non così, dovrebbe nascere un trionfatore. Nel culmine del buio si è fatta subito luce. La stella partita dagli estremi del tempo e dello spazio ha saputo insegnare il cammino. E il sole, ormai toccato il suo abisso, ha ripreso a salire. Riprenderà ancora, anche quest’anno. Verso giornate sempre più lunghe, fino a quando il freddo avrà abbandonato la sua stretta di morte, e gli alberi metteranno di nuovo le prime foglie pallide. 21 marzo, equinozio, 25 l’Annunciazione, il concepimento – il germoglio. Poi quei nove mesi silenziosi di attesa – nove carnali mesi – e il Figlio. Nel cuore del buio, quando gli uomini, come bambini soli nella notte, aspettano con ansia la luce dell’alba.
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