Che i migliori rallentino e che i deboli si arrangino
«Dall’esistenza dei programmi, che è un fatto, e dall’esistenza della Democrazia, che è una pretesa (mettiamo da parte la parola ideale), scaturisce questa esigenza teorica: tutti i bambini devono essere in grado in qualunque momento: 1° di ingurgitare la stessa quantità di “materia”; 2° di renderne conto allo stesso modo, nello stesso tempo. Accontentiamoci di evidenziare che questo principio è alla base del sistema; che riposa dunque su una tranquilla ignoranza della natura umana. La storia registra sì una o due altre idiozie di questa grandezza, ma bisogna riconoscere che non si era mai pensato di dare loro un’estensione universale e un carattere obbligatorio. La scuola esige dunque che i migliori rallentino e che i più deboli facciano forza a se stessi. Essa non conviene che ai mediocri, ai quali assicura il trionfo. (Denis De Rougemont, “I misfatti dell’istruzione pubblica”). Non sono soltanto i migliori ad essere sacrificati. Ecco che cosa dice Emmanuel Duvillard dei bambini poco portati: «I relitti scolastici, in mancanza di un trattamento pedagogico appropriato, cadono in un’apatia intellettuale che li conduce spesso all’imbecillità e al vizio» (“L’école de demain”, Genève, Kundig, 1918, p. 12).
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