Contra nihil (anche al Parini)

Di Tempi
12 Gennaio 2006
ANCHE SE SARTRE HA RAGIONE, HA PIÙ RAGIONE UNA CERTA SCUOLA

In occasione dell’uscita per Lindau delle quattro magnifiche lezioni di Finkielkraut pubblicate sul Foglio, ci piace pensare che l’ottima Marina Valensise non farà più dire a Finkielkraut una cosa diversa da «je me suis mis à l’école de l’événement». Non per essere pedanti, ma «mettersi alla scuola dell’avvenimento» è l’opposto della Babele opinionistica in cui siamo immersi noi, moderni, che ardiamo nell’impresa di “appropriarci della creazione”. Col risultato pratico che, dalla cima della Torre (“è il Progresso bellezza, non ci puoi fare niente”, dicono), non vediamo più neanche la terra. Ora, spiace essere d’accordo con Sartre: ma sulla terra succede che «un certo tipo di morale laica che vorrebbe togliere di mezzo Dio con la minima spesa» non funziona.
Con buona pace di certi laici, a noi moderni non interessa che «Dio è una ipotesi inutile e dannosa: eliminiamola; ma teniamoci i “valori”, perché è tuttavia necessario che ci sia una morale, una società, un mondo civile; perché bisogna che sia obbligatorio a priori essere onesti, non mentire, non picchiare la propria donna, fare figli». No. Noi moderni sappiamo con Sartre che «con Dio svanisce ogni possibilità di ritrovare dei valori, non può più esserci un bene a priori, non sta scritto da nessuna parte che il bene esiste, che bisogna essere onesti, che non si deve mentire eccetera».
Capite che da qui nasce anche quel certo imbarazzo (e quell’ansiosa ricerca di giustificazioni sociologiche, in questo siamo rimasti a Rousseau) davanti ai fuochi di Parigi, ai vandalismi visti nei licei più “in” di Milano, all’odio di certi giovani per l’aria che respirano, all’indifferenza generale per i cosiddetti “valori”. Guardatelo bene in faccia, il nichilismo. Questo veleno di noi, moderni. Questo pregiudizio che cade come pioggia battente su ogni aspetto della vita. Questo “no”, che ha come unico rimedio il “sì”. Cioè lo spalancarsi della ragione alla scuola della realtà e, coraggio, «mettersi alla scuola dell’avvenimento», fin dove la realtà dice, “più in là”.

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