Poletti: «Non daremo ascolto a chi ci vuole confinare ‘nel mondo dei valori’»

Di Luigi Amicone
19 Gennaio 2006
IL PRESIDENTE DELLA LEGA COOP RIVENDICA LA BONTà DEL PROGETTO INDUSTRIALE DELL'OPA UNIPOL SU BNL, AMMETTE CHE SERVE PIù TRASPARENZA, RINGRAZIA LA CDO PER LA "NON INASPETTATA" SOLIDARIETà

apita il “caso Consorte” e piovono pietre. Sul mondo della cooperazione rossa, naturalmente. Critiche e scoop da destra, ovviamente. Ma non solo. Con l’eccezione di Rossana Rossanda, la sinistra entra in depressione autocritica e scopre che è peccato mortale anche solo avere una preferenza e appartenere a un mondo che non sia rappresentanza di regole ed etica allo stato puro. Che significa essere “gente perbene”? Nel suo piccolo, anche Piero Fassino, risponde. Come? Vergognandosi di aver tifato per Unipol. Un ideale manipulitissimo Partito democratico si staglia all’orizzonte come Ente Unico Autorizzato (a far cosa? Si capisce). Ne parliamo con Giuliano Poletti, presidente nazionale di Lega Cooperative, un gigante dell’economia italiana.
Presidente, da destra a sinistra vi consigliano passi indietro dal mondo dell’impresa e un ritorno al leggendario mondo dei “valori” e del volontariato. Insomma, ritiratevi dagli affari. Cosa risponde?
La nostra è una finalità mutualistica, cioè dare ai nostri soci il miglior risultato possibile.
Ad esempio?
Ad esempio, se si tratta di una cooperativa di lavoro, più lavoro qualificato e più sicuro, che aiuti l’individuo a realizzare se stesso e le proprie aspirazioni. Questo si può fare solo se si è impresa, e si è impresa eccellente. Altrimenti si sta ai margini del sistema economico e non si produce neppure lo scambio mutualistico che la natura cooperativa richiede. Questi consigli non ci aiutano a fare meglio il nostro mestiere.
E forse non sono troppo disinteressati. C’entrano con i salotti buoni della finanza?
L’Italia ha un problema riferibile al proprio sistema finanziario, perché la finanza è un mondo piuttosto ristretto, giovane, non sempre trasparente. Quindi il problema di avere un mercato aperto, effettivamente competitivo e trasparente è un problema di tutti. La cosa più saggia sarebbe confrontarsi in maniera aperta e leale, non cercare di cogliere l’occasione per mettere fuori gioco qualcuno, e magari garantirsi nel tempo qualche area di vantaggio, qualche piccola rendita, che poi alla fine costa alla società, costa ai cittadini e costa al paese.
A prescindere dall'”incidente” Consorte, secondo lei aveva o non aveva senso razionale, economico, di mercato, l’Offerta pubblica di acquisto Unipol su Bnl?
Io penso di sì. Tant’è che la stessa Banca d’Italia non critica il progetto industriale di Unipol. E il progetto industriale era quello di dare vita ad un aggregato assicurativo e bancario capace, attraverso le sinergie delle diverse parti, di dare una risposta economicamente e imprenditorialmente efficace sui mercati, un’opportunità in più ai cittadini e ai risparmiatori, e uno strumento che avendo un controllo cooperativo potesse misurarsi meglio con le problematiche della piccola impresa, dell’artigianato, della cooperazione. Credo che l’iniziativa in quanto tale aveva ed ha tutta la sua logica e la sua validità dal punto di vista imprenditoriale, e quindi di positiva relazione con il mondo cooperativo.
Il presidente della Cdo sostiene che gli ideali esigono preferenza e appartenenza al popolo di riferimento. Dice che chi si vergogna di tifare per i propri amici fa un po’ paura. Cosa ne pensa?
Sì, qui bisogna avere molto chiaro i distinguo. Cioè il sistema dei valori, le idealità, “il popolo di riferimento”, e credo che non sia immaginabile un’azione che faccia astrazione da questo dato. Di qui all’invischiarsi, al mescolare gli interessi del popolo con gli interessi del partito politico o, peggio, con quelli del signor Pinco Pallo, ce ne passa. Bisogna chiaramente avere regole e ideali. Ma, detto questo, non avere nessuna paura di dichiarare perchè si fa e con chi si vuol fare.
Ve l’aspettavate la solidarietà della Cdo?
Da un certo punto di vista, sì. La storia delle relazioni tra le nostre organizzazioni ha visto momenti comuni di responsabilità. Abbiamo fatto cose insieme, su altre non siamo stati d’accordo. è una dialettica ordinata, corretta, leale, ed è sempre una buona cosa perché consente di definire in maniera chiara quali sono i punti condivisi e quali no, ma alla luce del sole, senza paraventi, senza preoccupazioni e senza chiusure. Ognuno in forza dei propri ideali, delle proprie convinzioni e anche degli interessi che rappresenta.
Le ho fatto questa domanda anche perché alcuni commentatori (e un parlamentare della Margherita) hanno invitato a tagliare «l’intreccio politico-affaristico Coop-Cdo».
Se ci sono degli intrecci politico-affaristici non vanno bene. Se c’è, invece, un’azione in alcuni casi in comune, un confronto, una dialettica, una condivisione, trasparente, pienamente motivata, sinceramente non capisco di cosa si debba diffidare. Non ci sono corsie preferenziali in cui ci facciamo reciprocamente sconti.
Tutta questa vicenda giudiziaria, le polemiche sui giornali, vi avrà posto delle domande. Al di là delle preoccupazioni di immagine pubblica, che è normale e giusto che ci siano, qual è la lezione che avete tratto da questa storia?
Questa vicenda ci propone di riflettere su una serie di cose. Ci chiede, ad esempio, di capire bene come funziona la relazione tra l’autonomia della singola impresa, la sua responsabilità e l’appartenenza a una comunità, in questo caso la comunità cooperativa. Ci propone una riflessione sul versante della governance, sui meccanismi in forza dei quali si attribuiscono le responsabilità, come vengono controllate. Temi non esclusivamente nostri, ma che riguardano le imprese nel mercato moderno, con tutte le sue nuove complessità. Ci pone il problema della relazione tra governance, valori cooperativi e la finanza, che ha le sue regole – penso ad un Opa – e deve essere gestita in un certa maniera, in termini di riservatezza, informazione eccetera; il problema di come e dove si possa produrre la compatibilità tra governance cooperativa e le regole della finanza. Insomma, ci sono diversi passaggi di riflessione da fare. Non perché si voglia abbandonare il campo o fare un passo indietro, ma perchè l’esperienza ci dice di riflettere.
Vignali ha enfatizzato “L’appello per l’educazione che sta circolando per l’Italia”. Lo conosce?
Sì, e lo condivido. Anche perché forse la cosa che preoccupa di più in questo paese è che questa generazione sta scaricando sulle future tanti problemi. Banalmente, di ordine economico e finanziario, perché si cartolarizza oggi, o si vende oggi, per affittare domani, per cui le future generazioni dovranno ripagare tutto ciò che i nostri padri avevano già pagato, dall’autostrade alle ferrovie. Ma non solo. C’è un indebolimento generale, della strumentazione, dei sistemi di relazione, e quindi credo che pensare al futuro a cominciare da questo tema dell’educazione, della formazione, delle reti sociali, sia assolutamente cruciale.

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