Per una giornata della memoria che non sia semplice tributo

Di Reibman Yasha
19 Gennaio 2006

Tra una settimana ricorre il Giorno della Memoria, ma questa volta sarà diversa dalle altre. L’appuntamento annuale è stato istituito recentemente per iniziativa di Furio Colombo e ha l’obiettivo di far ricordare e conoscere lo sterminio degli ebrei europei. Su quanto commesso dai nazisti durante la guerra la ricerca continua. I negazionisti affermano, senza serie pezze di appoggio, che la Shoah non sia mai avvenuta o non nella misura finora descritta. Queste farneticazioni non necessitano di risposte nuove. La ricerca su quanto avvenuto è invece preziosa perché per capire l’orrore è fondamentale conoscerne i particolari. La prossima settimana sarà diverso, sia per quanto sta succedendo oltre Chiasso, sia per quanto succede a casa nostra. In Austria, il negazionista Irving è stato incarcerato e si può discutere se la libertà di opinione debba essere, o no, limitata.
Contemporaneamente, in Iran, il presidente Ahmadinejad non solo ripropone le stesse tesi, ma si sta dotando dei mezzi, nucleari, per «portare a termine il lavoro interrotto nel 1945». Sebbene le divisioni tra le cancellerie europee non siano, per ora, così marcate come sul conflitto in Irak, ancora una volta, nella contrapposizione Irving-Ahmadinejad, l’Unione europea si mostra forte con i deboli e debole con forti. Intanto un buon segnale arriva da Milano, dove i giovani ebrei italiani dell’Ugei approfittano del Giorno della Memoria per promuovere un convegno in cui parleranno testimoni dei genocidi dimenticati.

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