Dallo spleen radicale alla metanoia paolina (tre storie anarco-resurrezionaliste)

Di Respinti Marco
10 Marzo 2005
LA CONVERSIONE DEGLI STORICI ELIZABETH FOX E DI EUGENE DOMINICK GENOVESE, CHE HANNO BUTTATO MARX ALLE ORTICHE PER DIVENTARE CATTOLICI

‘E&E’ sono Elizabeth Fox-Genovese ed Eugene Dominick Genovese. Lei, nata a Boston nel 1941, allieva dell’Institut d’Études Politiques di Parigi, laurea e dottorato di ricerca ad Harvard, specialista di women study, società, educazione e cultura del Sud statunitense, dal 1986 è Eléanore Raoul Professor of the Humanities e docente di Storia alla Emory University di Atlanta in Georgia. Ha scritto un mucchio di libri, di storia. Lui, il marito, suo marito dal 1969, è nato a New York nel 1930, si è laureato al Brooklyn College e si è addottorato in Storia alla Columbia University nel 1959. Specialista del Sud americano pre-Guerra civile, docente in vari atenei, è autore di un altro mucchio di libri, sempre di storia.
Lei è marxista doc, lui pure, iscritto al Pc e fiero di definirsi stalinista. Lei è femminista arrabbiata, lui pure. Prima di sposare lei, lui ha già contratto e dissolto due matrimoni; lei sa benissimo che lui è un donnaiolo, ma fa spallucce. Lui è un gran fan del baseball, lei pure. «Il momento più duro del nostro matrimonio fu quando mia moglie – ricorda lui – che era stata tifosa dei Boston Red Sox, passò ai New York Yankees. Io tifavo Giants da una vita e sono cresciuto coltivando odio per gli Yankees. Quando lei compì quel passo, ebbi la netta percezione che fosse la verifica definitiva del nostro matrimonio». Paradossale per due cultori della cultura ‘sudista’ anti-yankee. Ma il matrimonio ha resistito e i due sono rimasti – dice Vanity Fair – «la coppia reale dell’estremismo». Fino a dieci anni fa. Quando lei è diventata cattolica e lui pure. Che cosa non producono le tensioni fra tifoserie.
Karl Marx e i preti
Il cammino di liberazione dalle sirene dell’ideologia è stato per entrambi tortuoso, ma alla fine ha condotto sia lui sia lei alle sponde opposte da cui erano partiti. Prima d’iscriversi all’università, Eugene girava fra gli operai a reclutare uomini per il Pc; dopo, da studente e poi da professore, ha sognato a lungo un’America falce e martello. Lo studio serio della storia (e in specie della storia economica) lo ha traghettato lontano. Adesso si riconosce nei conservatori. A differenza del futuro marito, Elizabeth era la classica rampolla dell’alta società borghesona e annoiatella, puzza sotto il naso e tanta voglia di fare la rivoluzione con i soldi di papà. E con un certo charme. Ad anni di distanza, descrive il suo marxismo di allora come una reazione ‘conservatrice’ nei confronti dell’ala più radicale del mondo accademico dei women study. Impazzava la rivoluzione sessuale e che altro se non un altro femminismo, diverso ma pur sempre utopistico? Dunque, tremate-le-streghe-sono-tornate, ‘angelo del focolare’ lo dite a qualcun altro, i figli? che peso, io-sono-mia, l’aborto è una scelta della donna.
Poi la svolta. Nel dicembre 1995 si è (ri)convertita al cattolicesimo, un anno dopo, dicembre 1996, si è (ri)convertito il marito. Vivono ad Atlanta. C’è una bellissima intervista a ‘E&E’, pubblicata da Bill Kauffman e da Scott Walter sul numero di settembre-ottobre 1996 di The American Enterprise, rivista dell’American Enterprise Institute di Washington. A Eugene chiedono della fede e lui fa: «Betsy si è convertita al cattolicesimo un anno fa, e io sono tornato a confessarmi e ad andare in Chiesa più o meno da una settimana». Immaginatevi un Luciano Canfora o un Nicola Tranfaglia che buttano lì, alle penne di punta di un Class o di un Milano Finanza, ‘ma sì, insomma, è circa sette giorni che ho buttato Marx alle ortiche e che frequento preti’.

scorretti, ma efficaci
Nella stessa intervista, lui afferma che se una scuola cattolica non può discriminare nelle assunzioni dei docenti e nei programmi di studio, in che cosa si differenzia dagli altri istituti? E lei, rispondendo alla domanda sul perché le lesbiche abbiano così tanto potere nell’universo femminista di oggi, dice: «Perché hanno il controllo delle fotocopiatrici». L’annoso problema della (dis)informazione. Tant’è che del clamoroso caso di ‘E&E’ sanno qualcosa davvero in pochi. Sempre nel 1995, poche settimane prima dell’outing religioso, Elizabeth ha vuotato il sacco pubblicando Feminism Is Not the Story of My Life: How Today’s Feminist Elite Has Lost Touch With the Real Concerns of Women (‘Il femminismo non è la descrizione della mia vita’, Talese, New York), un titolo che è una mazzata. Il tutto era cominciato nel 1991, quando l’ex pasionaria uscì con Feminism Without Illusions: a Critique of Individualism (University of North Carolina Press, Chapell Hill). Il suo ultimo titolo, appena pubblicato, è una difesa del matrimonio: Marriage On Trial: In Defense Of An Endangered Institution (Intercollegiate Studies Institute, Wilmington [Delaware] 2005). Secondo lei, l”aristocrazia’ femminista ignora completamente la vera realtà delle madri single che vivono situazioni di povertà talvolta allucinanti. Se ne frega, insomma. Il femminismo se lo può permettere solo chi ha soldi in tasca, e tanti, e può comprarsi tutta la cartapesta necessaria a costruire un mondo irreale. Com’è statisticamente più facile che all’aborto ricorrano i ‘capitalisti viziati’ che non le ragazze-madri indigenti.
Elizabeth ha raccontato la propria svolta in un bel saggio, A Conversion Story, pubblicato nell’aprile 2000 su First Things: The Journal of Religion, Culture and Public Life, il mensile diretto a New York da Richard John Neuhaus, ex pastore luterano, da tempo sacerdote cattolico. Dice che pure quando era filoabortista non riusciva a scrollarsi di dosso l’ossessione della vita di quel feto nel ventre materno. Un’altra botta gliel’ha poi data il dibattito sull’eutanasia. Oggi collega il tutto al momento in cui fu improvvisamente assalita dal pensiero che Cristo è morto per i suoi peccati. E quindi di non esserne degna. Si è convertita quando ha compreso che quella dignità appartiene a Lui e non a lei. Poi lei lo ha detto pure a lui, al marito.

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