La cadena dell’11 marzo
Casimiro Garcia-Abadillo, vicedirettore del quotidiano spagnolo El Mundo, è autore della più documentata inchiesta giornalistica sull’attentato jihadista a Madrid dell’11 marzo 2004, pubblicata ora nel libro 11-M, La venganza. Il libro disegna un panorama inquietante: avvalora la probabilità che i servizi segreti del Marocco, l’Eta basca e spezzoni delle forze di sicurezza spagnole fossero a conoscenza dei preparativi dell’attentato; denuncia l’atteggiamento dei due principali partiti, Psoe e Ppe, che stanno di fatto sabotando i lavori della commissione d’inchiesta; evidenzia come ad un anno dall’attentato le inchieste non siano ancora riuscite a scoprire quali menti politiche si nascondessero dietro i manovali del terrore che hanno compiuto materialmente gli attentati. Nell’intervista che ci ha concesso il vicedirettore di El Mundo spiega i risvolti politici post-11 marzo.
Signor Garcia-Abadillo, il suo ultimo libro condensa l’inchiesta realizzata da El Mundo sull’attentato dell’11 marzo. Quale è stata, secondo lei, la motivazione ultima di questo sanguinosissimo attacco? La sua tempistica è frutto della casualità o si è cercato di condizionare in modo diretto il voto del 14 marzo? Chi ci sta dietro: solo un gruppo terroristico o potrebbero esserci altri soggetti?
Evidentemente, l’attentato dell’11 marzo aveva un carattere politico. I terroristi volevano influire sul risultato delle elezioni del giorno 14 che, secondo tutte le previsioni, sarebbero state vinte con un ampio margine dal Partito Popolare di Aznar. I terroristi che finora sono stati riconosciuti responsabili dell’attentato (anche quelli che si sono fatti esplodere a Leganes il 3 aprile 2004) non sembra che avessero un livello di preparazione politica sufficiente per prevedere le conseguenze del loro gesto. Bisogna sapere chi è la mente dell’11 marzo. Questa è la grande incognita.
Da molti mesi esiste una Commissione d’inchiesta parlamentare che deve indagare l’accaduto. In che misura i commissari hanno affrontato il problema alla radice? A suo giudizio i commissari hanno manifestato interesse sulla questione o si sono limitati a incolpare Aznar?
In un certo senso, la commissione parlamentare è stata utile perché ha permesso di mantenere viva la questione nell’opinione pubblica. Ma i partiti politici hanno speso più tempo a darsi la colpa vicendevolmente che a cercare la verità dei fatti.
Sappiamo che El Mundo ha elaborato una raccolta di tutti i fatti segnalando minuziosamente ciò che è accaduto tra l’11 e il 14 marzo. Quali secondo lei dobbiamo ritenere come imprescindibili? Come definirebbe il comportamento del governo di Aznar, dell’opposizione e dei mezzi di comunicazione in quei giorni? Che ruolo hanno avuto il gruppo Prisa e la Radio Ser nei fatti accaduti soprattutto nel giorno precedente alle elezioni?
Il governo di Aznar si è precipitato ad accusare l’organizzazione terroristica basca Eta dell’attentato e ha sbagliato nel volere sfruttare per i propri fini la risposta dei cittadini. Il governo avrebbe dovuto agire con maggiore lungimiranza. Avrebbe dovuto convocare tutti partiti politici che formavano il Parlamento e avrebbe dovuto fare una dichiarazione istituzionale di fronte alla gravità del fatto. Cioè, avrebbe dovuto cercare l’unanimità. L’opposizione ha cercato fin dal primo momento di approfittare dell’attentato per attaccare il governo di Aznar. Il Psoe sapeva che se si fosse trattato di un attentato di matrice islamica la popolazione avrebbe incolpato Aznar per l’intervento nella guerra in Irak. Il Psoe ha saputo stabilire un rapporto di causa-effetto tra la guerra in Irak e l’attentato. I leader socialisti erano consapevoli di avere una grande opportunità per vincere le elezioni e hanno saputo approfittarne. Il Gruppo Prisa, e in particolare la Cadena Ser, hanno collaborato alla strategia di screditamento del Governo tra l’11 e il 14 marzo. Hanno utilizzato anche informazioni false (come la presenza di terroristi suicidi nei treni) per dimostrare che il governo Aznar cercava di ingannare l’opinione pubblica. Il comportamento di Cadena Ser è stato determinante sull’esito delle elezioni perché è riuscito a mobilitare la sinistra che senza l’attentato sarebbe stata astensionista.
A un anno dell’attentato e dal cambio di governo, qual è, rispetto ai cambiamenti che ci sono stati, la situazione attuale in cui si ritrova la Spagna? Che ruolo ha avuto il popolo spagnolo nei cambiamenti intercorsi in questo ultimo anno? Un tale cambiamento sarebbe potuto accadere senza l’11 marzo?
Naturalmente, il principale mutamento è stato il cambio di governo. Nonostante tutto, il risultato delle elezioni è stato legittimo e in un certo senso, i cittadini hanno punito una certa prepotenza di Aznar. Il governo di Rodriguez Zapatero ha mantenuto la sua promessa e ha fatto ritirare le truppe dall’Irak, la cosa è stata ben accolta dalla maggioranza della popolazione. Sicuramente, senza l’11 marzo il Partito Popolare avrebbe vinto un’altra volta, forse senza la maggioranza assoluta. Il grado di stanchezza rispetto al governo di centrodestra non era ancora sufficiente a produrre un simile cambio, e Rodriguez Zapatero non era ritenuto un leader con sufficienti capacità di governo.
Il nuovo governo sta attuando un’importante riforma del settore della comunicazione. Che impatto avrà sulla libertà della stessa? Ci può essere il rischio di una ‘dittatura mediatica’?
Utilizzando la scusa di regolamentare la televisione digitale, il governo vuole fare due passi che beneficiano il Gruppo Prisa. In primo luogo, vuole autorizzare Canal Plus a trasmettere in chiaro, in questo modo non sarà più una rete a pagamento. Il governo vuole cambiare le regole del gioco modificando le condizioni precedentemente stabilite per aggiudicarsi la possibilità di trasmettere in chiaro. D’altro canto, questa situazione aumenterà il livello di concentrazione delle emittenti radio per permettere a Cadena Ser di mantenere la sua attuale struttura, eludendo in questo modo la sentenza del ‘Tribunal Supremo’ che obbligava a ridurre il numero delle emittenti. È un tributo pagato a servizi resi? Può essere. Il Psoe e il Gruppo Prisa sono da tanti anni vicini e sembra che anche in futuro sarà così.
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