IL ‘GIà QUI E GIà ORA’ DI GIUSSANI SECONDO GIVONE
Il cuore del pellegrinaggio laico nella vita e nelle opere di don Luigi Giussani compiuto dal filosofo Sergio Givone, ordinario di estetica all’Università di Firenze e fondatore, negli anni Novanta, della rivista culturale Il Paradosso insieme a Massimo Cacciari, sta in una confutazione: il fondatore di Comunione e Liberazione non era antimoderno. Checché ne pensi il giornalista Francesco Merlo «la chiave per approfondirne l’opera – argomenta Givone – è interrogarsi». «A me – spiega a Tempi – che l’ho seguito sempre da una certa distanza piacerebbe chiedere alle persone a lui vicine: ‘Chi è quest’uomo?’, come scrive Marco nel suo Vangelo parlando di Cristo. E più rifletto sulla sua figura e più gli interrogativi si addensano nella mia mente. Forse leggendo tutti i suoi libri capirei. Ma, dopo averne letti alcuni, mi sono convinto che la letterarietà dei suoi lavori non è la misura sufficiente a comprenderlo perché lui era molto di più delle tracce d’inchiostro che lasciava. La sua forza era nell’intensità di parlare agli altri, nella sua profondità, nel dialogo, nella capacità di suscitare sentimenti religiosi pieni e senza ritorno». «A me non pare proprio – annota – che l’approccio dell’antimodernismo sia il giusto occhio per valutarne la testimonianza intera, terrena e spirituale. La sua visione del cristianesimo era quella di una religione come sale della terra, che fa fiorire; certo fa anche degli errori, ma è comunque un lievito indispensabile alle umane cose».
«Il fondatore di Cl il mondo lo conosceva e ci operava, con la coscienza forte della propria identità di credente, senza smarrirne mai il riferimento. In questo, forse, più vicino alla sfida francescana che, nonostante tutto, sulla Terra vede già in atto la Grazia di Dio. Già qui, già ora. Don Giussani invitava i suoi ragazzi ad agire, con la consapevolezza del loro esserci, perché, pur non dimenticando il male, aveva ben presente il bisogno di impegnarsi fattivamente per il bene, agire per ribadire il proprio vivere da cristiani. Riassumere in una frase un’intera vita è sempre molto riduttivo, ma nel ‘fare’ del fondatore di Cl io vedo il cristianesimo delle opere e dell’identità. Senza tentennamenti».
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