Il sacrificio di Nicola
Venerdì 4 marzo la notizia della tanto attesa liberazione della giornalista del Manifesto, Giuliana Sgrena, è stata seguita dall’annuncio della tragica morte di Nicola Calipari, dirigente del Sismi, protagonista dell’operazione. Di fronte al dramma della morte di un uomo, esito disgraziato di una situazione di guerra difficilmente controllabile, ci ha molto impressionato come il Manifesto ed altri giornali compagni, nonostante l’iniziale contraccolpo umano dato dall’imprevedibilità del sacrificio di una vita, non abbiano perso l’occasione di sfruttare e distorcere i fatti per fomentare il solito “anti-americanismo”, avvalorando così le proprie tesi politiche. È il solito, vecchio vizio della cultura di derivazione marxista, per cui, data una tesi precostituita sulla realtà, tutti i fatti vanno ricondotti ad essa. È il folle fascino dell’ideologia: un pensiero che, illudendosi di risolvere a priori la realtà, vorrebbe togliere di mezzo la fatica di viverla. Questa posizione favorisce una preoccupante deresponsabilizzazione in ogni ambito della vita e, proprio per questo, rimane sterile. L’esperienza stessa di Calipari ci testimonia che vale la pena implicarsi nella realtà con tutte le sue incoerenze e contraddizioni, fino al sacrificio di sé: tale decisa presa di posizione e dedizione totale stanno alla base di qualsiasi tentativo di costruzione. La propria vita, la società e la storia cambiano a partire da questa mossa della libertà, che è responsabilità di ognuno: se questo è l’unico modo per costruire, allora anche noi desideriamo spenderci.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!