A SCUOLA DI REALTà

Di Justin Mc Leod
24 Marzo 2005

«Non farò mai l’insegnante perché li odio, quasi tutti. Qualche volta sono così noiosi che mi addormento sul banco per cinque o dieci minuti». «Non farò mai l’insegnante perché non guadagnano un tubo e gli studenti li prendono sempre in giro. Odio gli insegnanti perché non sono imparziali, hanno sempre i loro favoriti. Li odio perché arrivano tardi quando abbiamo compito e poi ci fanno delle note se noi studenti arriviamo in ritardo». «Al contrario, a me piacerebbe diventare un’insegnante, perché proprio mi diverto a insegnare quello che so e mi piacerebbe aiutare gli studenti che hanno bisogno di me per imparare. Anche se lo stipendio non è alto, è stupendo stare in mezzo ai giovani». “Perché non sarò mai un insegnante” di Gianfranco Giovannone (153 pp. Longanesi, euro 13) non è una raccolta di luoghi comuni. È uno spaccato della scuola reale e perciò del futuro del nostro paese, in bilico fra gli ultimi resti di un desiderio di trasmettere il vero, il bene e il bello della vita e il trionfo dell’utilitarismo e della rassegnazione. Alla politica la decisione: se permetterà al mestiere dell’insegnante di essere una professione stimolante o continuerà a mantenerlo un oscuro ruolo impiegatizio.

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