PASQUA GIUDIZIO BUONO SULL’UOMO

Di Tempi
24 Marzo 2005
UN POPOLO NUOVO è FRUTTO SOLTANTO DELLA MISERICORDIA DIVINA

L’annunzio della Pasqua ci coglie oggi in un momento drammatico per la vita della persona e della società. è come se il nulla stesse vincendo: ma il nulla ha un nome preciso nella storia, è l’AntiDio, il tentativo dell’uomo singolo o associato di erigersi a padrone del mondo e della storia e di imporre i propri criteri, sempre inadeguati, alla realtà della vita sociale. Inconsistenza della persona, mancanza di responsabilità, assenza di dignità: violenza ed indifferenza nella vita della compagine sociale. Il grande padre Ireneo di Lione, in un secolo stranamente simile al nostro, aveva già lanciato il grande grido di allarme: «è possibile che l’uomo muoia».
La Pasqua ci annunzia che l’uomo non muore e non può morire più. Non perché un gruppo di uomini, tanto illuminati quanto falsi, pretendano di opporsi alle forze del male e di costruire, per esempio, una prassi morale e sociale da imporre a tutti come via di salvezza gnostica e rivoluzionaria.
Il tempo degli scribi e dei farisei è finito nell’ora della passione e della morte. è solo Dio, che in Cristo che muore e risorge, libera per sempre l’uomo dal male e dal nulla. è la misericordia di Dio in Cristo che toglie all’uomo quell’ultima radicale inconsistenza che lo rende quotidianamente vittima e collaboratore del demonio. Nelle sue piaghe siamo stati salvati. La Pasqua è l’annunzio della misericordia: nella misericordia è la vita nuova di Cristo che ci viene donata ed è un giudizio nuovo e definitivo sull’uomo, sulla storia, sul mondo. Tutto è bene, perché Dio è buono e rende misteriosamente ma realmente buono l’uomo, nella resurrezione di Cristo. Non un giudizio astratto, non un’ideologia fatta sul nome di Cristo cioè non il “cristianismo” ma il segno permanente della vittoria di Cristo: il Suo Popolo, cioè la Chiesa. Il popolo di coloro che sono stati redenti dal suo sangue, che accettano di essere stati creati come popolo nel suo sacrificio, che vivono la vita nella certezza della Sua resurrezione. Il popolo che «mangia e beve, veglia e dorme, vive e muore non per se stesso ma per Lui che è morto e risorto per noi». Luigi Negri

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