La concezione penitenziaria della scuola

Di Justin Mc Leod
26 Gennaio 2006

Si comprende bene che la realizzazione di un programma interamente contro natura esige una disciplina severa. Di qui la nostra concezione penitenziaria della scuola. Ma se vi sono discipline che rafforzano, ve ne sono altre che sminuiscono. La disciplina scolastica consiste nel far tenere i bambini immobili e zitti 6 ore al giorno per 8 anni. Sembra che questo faciliti il lavoro del maestro. È possibile. Tutto dipende da ciò che ci si aspetta da questo lavoro. Dubito che sia conforme a natura legittimare l’enormità dello sforzo che si richiede a quei piccoli. Vi è un’esagerazione così assurda che la disciplina perde tutto il suo senso educativo e diventa niente di più che un impaccio snervante, un sistema di meschine vessazioni, atte a soffocare ogni spontaneità. La disciplina della scuola elementare forma creduloni ed inerti, fornisce pecoroni ai partiti e predispone i cittadini svizzeri a prendere sul serio le innumerevoli difese di piccoli escrementi neri e bianchi che segnano un po’ ovunque il passaggio dello Stato, e la cui vista permette a coloro che cadono dal cielo sul nostro suolo di gridare senza esitazione: Libertà, cara libertà, ecco la tua patria. (De Rougemont)

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