Il mistero buffo del compagno Ken

Di Bottarelli Mauro
26 Gennaio 2006
IL SINDACO DI LONDRA, TESTIMONIAL DI DARIO FO, NE SPARA DI TUTTI I COLORI SULLA SUA AMMINISTRAZIONE. E REPUBBLICA SE LA BEVE

A vederlo arrivare, sorridente, elegante e abbronzato, sembra tutto tranne che la quintessenza della radicalità. Radical-chic certamente, compagno non proprio. Ma fedeli al motto bertinottiano in base al quale «essere comunista non significa non poter essere elegante», accettiamo anche che Ken “il rosso” Livingstone, sindaco di Londra e sponsor internazionale di Dario Fo come candidato sindaco dell’Unione a Milano, venga a parlarci di popolo vestito come il principe Carlo. D’altronde, il paradosso che animava le 7 mila persone che sabato scorso affollavano il Mazda Palace di Milano è proprio questo: la debolezza verso il fascino sottile dell’incoerenza. Trovare un operaio, anche in mobilità, anche molto flessibile, era una vera impresa.
La Milano delle professioni e dell’intelletto illuminato, invece, era tutta lì, schierata come falangi oplitiche di novelli Rousseau in salsa meneghina persi nell’affabulazione flautolenta del premio Nobel Dario Fo e del suo bizzarro compagno di avventura. Parla di abbattimento dell’inquinamento, Ken Livingstone. E di vivibilità, di biciclette e mezzi pubblici, di congestion charge (la tassa di 9 sterline che si paga per entrare in centro a Londra). Si fa grande della trovata populista di aver venduto l’automobile messa a disposizione del sindaco della capitale britannica e di girare in metropolitana e in treno. Già, gran bella forza. Peccato che a Londra ci siano dodici linee della metropolitana e che questo non sia merito dall’amministrazione Livingstone: con una rete così capillare, ancorché non a buonissimo mercato, a chi viene in mente di utilizzare l’auto? Tra parentesi, poi, che a Londra l’uso della macchina sia crollato Livingstone è meglio che vada a raccontarlo a Dario Fo e ai suoi accoliti, perché se appena si conosce un po’ la capitale del Regno Unito si sa che fino a mezzogiorno e dalle 18 alle 20 il tratto che da Piccadilly Circus porta a Knightsbridge è quanto di più congestionato esista al mondo: altro che raccordo anulare.
Ora, se fosse stata un’amministrazione di centro-destra a parlare di “tassa d’ingresso” si sarebbe subito gridato al provvedimento classista che penalizza i ceti meno abbienti: lo fa Livingstone e lo verrebbe fare Dario Fo ed ecco che diventa la scissione dell’atomo. Evviva. Non importa che Londra sia la capitale europea con il tasso di inquinamento più alto del continente, se Ken “il rosso” dice che grazie a lui lo smog è calato del 20 per cento tutti applaudono e sentono i polpacci fremere dalla voglia di sgambettare in bicicletta: andate a chiedere a un abitante dell’East End come stanno i suoi polmoni e vedrete la reazione. Ma si sa, certe valutazioni Livingstone le fa monitorando Kensington Gardens e Belgravia. Non importa che da quando lui è sindaco di Londra la metropolitana abbia già vissuto una decina di giorni di sciopero, cosa che dopo l’era Thatcher era assolutamente impensabile. E non importa nemmeno che la politica del compagno Ken sia quella di massacrare gli abitanti con tasse comunali (la council tax) addirittura esorbitanti: lui è un radicale, uno da cui prendere esempio.

SE VINCE DARIO, PIù TASSE PER TUTTI
I milanesi sono avvertiti: se vince lui, più tasse per tutti. E non importa che proprio grazie alle politiche di spesa fuori controllo di Ken Livingstone nel 1986 Margaret Thatcher si vide costretta ad abolire il Greater London Council (Glc, l’organismo di governo della città in vigore dal 1965) a favore del London County Council, destinato a coprire un’area di intervento più piccola: il buon Ken, infatti, oltre a mandare a quel paese i conti pubblici utilizzava l’enorme potere di controllo a sua disposizione in qualità di presidente del Glc per porre in essere una lottizzazione elettorale che consentiva al vecchio Labour di Michael Foot di blindare qualsiasi tornata elettorale nell’area. Se Londra funziona, come macchina amministrativa, lo si deve quindi alle politiche di Margaret Thatcher in chiave anti-Livingstone: ma non ditelo ai 7 mila del Mazda Palace né a quelli del dorso milanese di Repubblica, che all’eroe venuto da Albione hanno dedicato mezza pagina di intervista come nemmeno al Bill Clinton negli anni d’oro. Per la “meglio gioventù” milanese, l’esempio da seguire è lui, il comunista allo champagne Ken Livingstone. Nulla di nuovo sotto il sole, quindi. Certo, informarsi prima di bersi qualsiasi stupidaggine venga detta da un palco sarebbe carino, ma non si può volere tutto: il mistero buffo del compagno Ken val bene una figuraccia. Numeri e fatti alla mano.

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