Benedetto Formigoni
Presidente, unico tra i politici italiani, lei è stato ricevuto da Benedetto XVI in udienza privata proprio alla vigilia della pubblicazione della sua prima enciclica. Di cosa avete parlato e quali indicazioni ne ha tratto per il suo lavoro?
L’udienza privata di metà gennaio è stata un privilegio straordinario, che mi ha emozionato e commosso. Conoscevo il cardinal Ratzinger già da tanti anni, ma incontrarlo ora, vedere il Papa così da vicino, è stata una gioia intensissima. Abbiamo parlato dell’impegno dei politici cristiani in Italia e in Europa. Gli ho voluto esporre la mia visione della società contemporanea, nella quale da una parte si è compiuto il processo di secolarizzazione e perdura un attacco laicista che mira a diminuire ulteriormente il rispetto per l’uomo e la sua dignità; dall’altra però si sono aperti grandi spazi di testimonianza e di costruzione positiva, perché l’uomo europeo contemporaneo appare non più granitico nelle sue certezze ideologiche, ma piuttosto smarrito, confuso. Certo, c’è una nuova ideologia post-umanista che stende il suo velo grigio su tutto e sfocia nell’assottigliamento dell’identità umana, ma l’uomo contemporaneo ne soffre, è alla ricerca di qualcosa d’altro. E questo offre spazi per un’azione dei cristiani tesa ad affermare una prospettiva umana e sociale diversa. Questo sta avvenendo anche in politica, a mio modo di vedere. Gli ho spiegato il perché delle mie scelte. Ha voluto conoscere i particolari dell’azione svolta in questi anni in Lombardia per dare spessore alla sussidiarietà, alla difesa della famiglia, alla promozione della libertà d’iniziativa delle persone. Ho sottolineato che lungo questa strada è possibile costruire e che oggi diventa sempre più chiaro che la dottrina sociale cristiana è l’unica ad avere una visione realistica dell’uomo e dei problemi della società; l’unica capace di indicare una strada non soltanto ideale, ma traducibile in realtà. Io non voglio dire, per discrezione, quali sono state le sue risposte, ma certamente posso e voglio dire il suo grande interesse, la sua grandissima apertura, la profondità delle sue osservazioni.
Possiamo dire che c’è stato un incoraggiamento?
Certamente. Mi è sembrato compiaciuto, ha voluto conoscere il dettaglio di certe leggi che abbiamo portato avanti in Regione e di certe iniziative che portiamo avanti a livello europeo e mondiale. C’è stato un incoraggiamento e la benedizione non soltanto alla persona di Roberto Formigoni, ma – credo di poterlo dire – al suo impegno ideale, culturale e politico.
Veniamo alla ‘Deus Caritas est’. Di essa i media hanno enfatizzato principalmente il passaggio in cui il Papa ricorda che «il giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica. La Chiesa non può e non deve mettersi al posto dello Stato». Però l’enciclica ricorda anche che essa «non può e non deve neanche restare ai margini nella lotta per la giustizia», e che all’uomo serve «non uno Stato che regoli e domini tutto», ma «che generosamente riconosca e sostenga, nella linea del principio di sussidiarietà, le iniziative che sorgono dalle diverse forze sociali e uniscono spontaneità e vicinanza agli uomini bisognosi di aiuto». Musica per le orecchie del presidente della Lombardia, che ha fatto della sussidiarietà il suo cavallo di battaglia.
Sono grato per queste parole di Benedetto XVI. Conoscevamo l’intellettuale Ratzinger da cardinale, oso dire che è migliorato diventando Papa. Non è soltanto la prosecuzione e lo sviluppo della dottrina sociale cristiana dei suoi predecessori, con i quali Benedetto XVI è perfettamente in continuità. Il Papa è anche moderno e diretto nel linguaggio, nella robustezza concettuale e filosofica, nella capacità di dare indicazioni condivisibili dalla maggioranza degli uomini. Per uscire dalla crisi europea dobbiamo puntare anzitutto non sull’iniziativa degli Stati, ma su quella delle persone. Non abbiamo bisogno di una politica ancora più invadente, di Stati più pesanti, ma di una politica e di Stati che si pongano correttamente di fronte all’iniziativa dei cittadini: che sviluppino azioni di stimolo, aiuto e sussidiarietà alle iniziative delle persone e dei gruppi; purtroppo a questo riguardo appaiono spesso dormienti o assenti.
Dalle riforme scolastiche alla sanità, dal mercato del lavoro al non profit, la Cdl in generale ma soprattutto la giunta lombarda hanno ispirato le loro scelte alla filosofia sopra esposta, così diversa dallo statalismo praticato a sinistra. A quale di questi interventi lei tiene di più?
Il tema della scuola e dell’educazione è quello centrale. Il buono scuola, l’anticipo a livello regionale della riforma Moratti (in Lombardia possiamo parlare di riforma Moratti-Guglielmo-Formigoni), la recente decisione di ulteriori stanziamenti per il canale della formazione professionale, sono la prova di questo. Condivido profondamente le motivazioni dell’Appello ‘Se ci fosse un’educazione del popolo tutti starebbero meglio’. L’educazione per noi è la priorità delle priorità. Per il solo buono scuola quest’anno arriviamo a 45 milioni di euro di stanziamento. Sul bilancio di una regione pur grande come la Lombardia pesano moltissimo, ma volentieri proseguiamo, in attesa che lo Stato faccia la sua parte. è urgente iscrivere nell’agenda politica il tema della parità scolastica in termini più coraggiosi: in campagna elettorale lo sosterrò a spada tratta.
A proposito di campagna elettorale. Il protagonista sulla scena mediatica e politica è un Berlusconi scatenato, che provoca reazioni scomposte e/o stizzite da parte dell’Unione e di Prodi. Funziona l’attivismo del Cavaliere?
Io dico di sì. Abbiamo bisogno che il leader faccia il leader. Berlusconi è uscito dall’appannamento che gli veniva attribuito e si è buttato nella campagna elettorale con grande impegno e generosità: è giusto che sia così. Si vede che ci crede, che non lo fa per mestiere. Un’apparizione televisiva potrà essere più o meno efficace di altre, ma direi che sta dando il senso di una battaglia decisiva. E ha fatto bene a dire che si confrontano due diverse visioni del mondo. C’è chi si è scandalizzato di questa affermazione, ma a torto: per fortuna la politica incarna ancora la diversità degli ideali. Non vogliamo demonizzare quelli degli avversari, ma dobbiamo sottolineare la profonda diversità. Noi siamo per la libertà dell’uomo, per la sussidiarietà, per il pluralismo, per la famiglia, per la libera iniziativa di chi lavora, di chi studia, di chi intraprende. La sinistra non si è mai liberata della sua impostazione dirigista, centralista e statalista; del sospetto nei confronti dell’iniziativa privata e di un concetto sbagliato di dominio del pubblico. Naturalmente non ci si può fermare qui, nelle prossime settimane andranno dettagliate le iniziative, il programma, la speranza nuova che vogliamo suscitare negli italiani. Un compito difficile, perché, non neghiamocelo, veniamo da cinque anni molto difficili, nei quali il governo si è assunto impegni che non è stato facile mantenere o che non ha potuto mantenere, anche per cause internazionali che sono ben note. Risuscitare una speranza è il lavoro che dobbiamo cominciare.
La mobilitazione dei generali della Cdl invece è molto meno evidente. Cosa consiglia loro, in vista di una battaglia in cui non è in gioco solo il destino personale del premier, ma di tutti i partiti della Cdl?
Condivido il senso della domanda se vuole essere uno stimolo a un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. è chiaro che in questa campagna tutti dobbiamo impegnarci, e sono certo che questo impegno non mancherà, sicuramente non da parte mia. è un impegno che oggi esercito sviluppando un’azione di governo particolarmente intensa in Lombardia.
Secondo alcuni osservatori la campagna elettorale dovrebbe sottolineare più i mali che la sinistra farebbe al governo che non i successi del governo uscente. Un nostro lettore propone come manifesto elettorale un poster dell’ex presidente dell’Iri con lo slogan: ‘Perché votare i peggiori?’. Come dovrebbe impostare la Cdl la sua campagna elettorale?
Primo, come dice il vostro lettore, bisogna mettere in guardia su quel che accadrebbe se vincesse l’avversario, una coalizione che ha il suo asse portante in quella visione centralista, statalista, dirigista di cui dicevo. Una coalizione divisa su tutti gli argomenti importanti, dalla politica estera alla sicurezza, alle politiche del lavoro, a quelle su vita e famiglia, che potrebbero avere una deriva zapaterista. Secondo, è giusto fare il resoconto di quello che è stato fatto in questi anni: il numero delle riforme è straordinario. Ma insieme occorre anche ammettere gli obiettivi mancati. Le elezioni si giocano anche sulla capacità di recuperare gli elettori delusi: non dimentichiamo che il centro-destra perde le elezioni da tre anni a questa parte. Infine, il terzo elemento, il più importante: occorre risuscitare la speranza, spiegare le ragioni per cui chiediamo il voto. Abbiamo la responsabilità di presentare un progetto nuovo, realistico, credibile per il paese, che parli il linguaggio della verità e insieme metta in tensione le corde dell’ideale. L’Italia nuova la si costruisce insieme. Perché non resti uno slogan, dovremo spiegare a tutti il cosa, il come e il quando.
Presidente, il direttore di ‘Libero’ la candida a segretario politico di Forza Italia. Che ne pensa?
Al di là della carica cui mi candida, è stato un atto di stima da parte di Feltri (non richiesto, lo ringrazio), che è uno spirito libero, critico nei nostri confronti, ma sempre un appassionato sostenitore delle idee del centro-destra. Quanto a me, sono convinto che chiunque fa politica a un certo livello deve essere disponibile a 360° ad un impegno, qualunque esso sia, per il bene non tanto del proprio schieramento politico o di se stesso, ma per dare rappresentanza a quegli italiani, che sono la maggioranza, capaci di far ripartire alla grande il paese, solo che trovino una politica più attenta a loro e meno reclinata su se stessa.
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