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Impagabile D’Alema. Decide di rilasciare un’intervista sulla vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi ma, temendo che il giornalista di un qualunque quotidiano nazionale non gliela avrebbe lasciata passare liscia su certe sparate che aveva in animo di fare, sceglie di comparire sul sito internet di uno sconosciuto blogger salernitano sotto forma di file audio MP3 da scaricare e ascoltare. Le sparate di D’Alema sono le seguenti: 1) Hamas non è il nazismo. 2) Se i palestinesi han votato fondamentalista è colpa dell’invasione Usa dell’Irak e della «politica della guerra, delle torture, delle uccisioni dei civili» che gli Usa hanno scelto per combattere il terrorismo. 3) Gli israeliani sono cattivi, han fatto un sacco di vittime fra i civili palestinesi e hanno tirato su il Muro: logico che i palestinesi si siano rivolti ad Hamas e Jihad islamica. 4) «Non bisogna reagire con ritorsioni» al successo elettorale degli eredi dello sceicco Yassin, perché «sarebbe pericolosissimo». La prima affermazione è un’ovvietà storica, anche se non va dimenticato che Hamas è un’organizzazione apertamente antisemita che, come a suo tempo il nazismo, asserisce la verità dei contenuti di quel falso storico che sono i Protocolli dei Savi di Sion, utilizzati prima dalla polizia dello zar e poi dai nazisti per dimostrare che gli ebrei hanno il progetto di dominare il mondo. Le altre affermazioni? Sbagliate.
MOSTRARSI MORBIDI?
Collegare il voto ad Hamas alla guerra americana al terrorismo è solo un espediente per corroborare la posizione dei Ds sull’Irak. Ma non ha alcun senso: Al Fatah si è opposta all’intervento Usa contro Saddam tanto quanto Hamas se non di più, tanto è vero che già nel 1991 perse i finanziamenti di Kuwait e Arabia Saudita proprio per la sua eccessiva simpatia verso il raìs che aveva invaso l’emirato. Stesso discorso per quanto riguarda le perdite umane della seconda Intifada e il Muro di difesa tirato su da Sharon: diversamente dalla prima, che fu prima spontanea e poi politicamente recuperata da Hamas, la seconda Intifada è stata sin dall’inizio diretta da due registi che avevano deciso di girare insieme almeno un film: Arafat e lo sceicco Yassin. Agli shahid di Hamas si affiancarono i “Martiri delle Brigate di Al Aqsa”, militanti di Al Fatah che si immolarono colpendo obiettivi civili in territorio israeliano allo stesso modo dei militanti di Hamas e Jihad islamica. Le vittime della reazione israeliana e il dramma del Muro sono state perciò la conseguenza di una politica condivisa dai due principali gruppi della resistenza palestinese. Le ragioni del successo elettorale di Hamas sono altre, fondamentalmente due: la prima si riassume nella protesta popolare contro i metodi tribali, familisti e mafiosi e contro la corruzione con cui Arafat ha gestito l’Amministrazione palestinese; la seconda consiste nell’esito di un processo di “islamizzazione” delle masse arabe che va avanti dagli anni Sessanta: se in Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, ecc. si potesse votare liberamente, il risultato non sarebbe diverso da quello palestinese.
Sbagliatissimo, infine, il consiglio di mostrarsi morbidi con Hamas. è vero che, pur avendo nel proprio statuto la distruzione di Israele, il partito islamista potrebbe attuare con Israele una “tregua” in base al tradizionale concetto giuridico islamico di Dar al Sulh. Ma storicamente i musulmani hanno accettato “tregue” coi loro avversari non musulmani solo dopo palesi sconfitte militari. è il caso della “tregua” in base a cui gli islamici accettano che la Spagna, loro antica provincia, sia oggi governata dai cristiani. Dunque, se la storia, come diceva Erodoto, è maestra di vita…
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