LE BUROCRAZIE CHE FRENANO L’AUDACIA DELLA RIFORMA

Di Justin Mc Leod
02 Giugno 2005

L’ultimo atto della riforma della scuola sta andando in scena. Venerdì scorso il Consiglio dei ministri ha varato il decreto sul secondo ciclo. Prima di diventare legge dello Stato gli tocca ancora una serie di passaggi istituzionali – commissioni parlamentari, conferenza Stato-Regioni, Cnpi, eccetera – ma il primo passo è fatto. Al momento di scrivere queste righe non è ancora nota la formulazione definitiva di alcuni commi controversi, che nelle bozze preparatorie hanno cambiato faccia infinite volte; il quadro però è chiaro. In sintesi: le burocrazie ministeriali hanno avuto paura dell’audacia del legislatore e hanno fatto di tutto per chiudere le porte che questi aveva aperto. Orario rigido dei licei e senza chiare scelte, licei tecnologici con indirizzi per tenere i vecchi istituti tecnici sotto l’egida dello Stato. Ma qualche zeppa c’è. Gli Itis licealizzati a forza potranno ritrovare la loro vocazione aprendo percorsi di formazione professionale di alto livello. I percorsi sperimentali – i cosiddetti percorsi Aprea – che in ogni parte d’Italia stanno dando una speranza a tanti studenti potranno continuare. Le Regioni hanno un quadro in cui inserire le leggi che dovranno fare. Chi ha a cuore il bene dei ragazzi e del paese può lavorare.

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