I GALILEIANI BATTAGLIA E RICCI NON VOTANO

James Watson è considerato il Talete dell’era moderna. Nel 1953 con Francis Crick ha scoperto «il segreto della vita», la doppia elica del Dna. Al personaggio il genio non difetta meno della spregiudicatezza verbale come si può constatare leggendo l’intervista al quotidiano El Pais, riproposta (senza commenti) da Repubblica il 25 maggio scorso. In essa Watson apre le porte ad un ritorno dell’eugenetica.
Renato Angelo Ricci e Franco Battaglia sono rispettivamente fisico e presidente il primo, e chimico dell’ambiente e vicepresidente il secondo, dell’associazione “Galileo 2001 per la libertà e la dignità della scienza”. Da anni intervengono in convegni e sui giornali per evitare che semplificazioni e pregiudizi antiscientifici la facciano da padroni nel campo delle nuove scoperte e delle loro innovative applicazioni. Entrambi concordano che «le parole di Watson non possono essere confuse con la voce della scienza». E ognuno di loro affida a Tempi una postilla. Per Ricci «è senz’altro vero che le biotecnologie usate nel campo dell’agricoltura consentono un enorme progresso. Quando però si entra nella sfera che riguarda l’umano, occorre una maggior delicatezza di giudizio. Io credo che, all’interno della stessa comunità scientifica, questa delicatezza esista; abbiamo, in un certo qual senso, già formato gli anticorpi». La postilla di Battaglia è che «il refrain secondo cui “se si può, si deve” è una frase senza senso perché non smuove dallo stallo. Rimane il problema di capire “come” e “perché” si può fare».
Per entrambi, dunque, è controproducente l’atteggiamento di quei medici che hanno aderito allo sciopero della fame promosso dai Radicali per protestare contro un presunto oscuramento dei media sul referendum del 12 giugno. «Non capisco – dice Ricci -. Concordo che sia lecito usare anche questi mezzi se si ritiene che la situazione sia drammatica, ma non capisco perché la stessa modalità non sia stata adottata per altre circostanze anche più gravi». E Battaglia è caustico quando classifica l’iniziativa come «infantile e poco dignitosa». Il 12 e 13 giugno né Battaglia né Ricci si recheranno alle urne perché «la questione è stata troppo politicizzata e – dicono all’unisono – la materia è molto tecnica. Il rischio è che si voti senza davvero essere consapevoli del merito dei quesiti».
Da uomini e cittadini prima ancora che da scienziati, si proclamano intimoriti «dall’apertura alla clonazione – spiega Battaglia – che sono contento che la legge 40 vieti». E dall’eterologa che, secondo Ricci, «priva il nascituro di un suo diritto fondamentale: quello di conoscere le proprie origini biologiche. Come nel nome della nostra associazione, noi siamo a favore della “libertà” della scienza ma anche della sua “dignità”. Per questo, credo, bisogna che gli scienziati siano lasciati liberi di progredire nelle loro ricerche ma, al tempo stesso, e penso in particolare alla questione dell’eterologa, dei limiti vanno fissati e rispettati. Ridiscutiamo la legge, senza strumentalizzazioni, non facciamone una guerra di religione».

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