RIPARTIAMO DAL “NO” FRANCESE

Di A Cura Del Clu
02 Giugno 2005

Giuseppe Sarcina, Frattini: “Ci vuole più politica e meno burocrazia”, Corriere della Sera, 30 maggio.
David Frum, Ben vi sta, Il Foglio, 25 maggio.
Tahar Ben Jelloun, Quando i francesi fanno i capricci, L’Espresso, 19 maggio.
Tim Parks, E se scoprissimo che questa Carta è inutile?, Corriere della Sera, 25 maggio.

Commento
E alla fine, come ampiamente previsto, i francesi hanno votato no. Il progetto di costituzione europea subisce così una brusca battuta d’arresto e ne escono malconci i suoi più accesi sostenitori: Chirac, Schroder e anche Zapatero, che ha vinto il referendum solo attraverso una partecipazione irrisoria. Votando contro la Costituzione europea, i cittadini francesi hanno denunciato una situazione sociale che percepiscono insoddisfacente e priva di prospettive («senza gioia», dice Ben Jelloun). Il modello di Stato consacrato dalla Costituzione europea e applicato non solo in Francia, ma tendenzialmente anche negli altri paesi dell’Unione, è in crisi.
L’ipotesi di andare contro una qualsiasi iniziativa dell’Unione europea, fino a poco tempo fa, era praticamente un tabù; il no francese offre l’occasione preziosissima, che poi è una necessità, di rimettere tutto in discussione e di considerare la cultura e l’organizzazione della convivenza civile che noi vogliamo. Il voto francese è il segnale che i nostri popoli non vogliono un’Europa che pretende di accompagnarli dall’embrione alla tomba (cosa che, come dimostra anche l’attuale dibattito in Italia, così non è), ma li schiaccia sotto il peso del controllo e della burocrazia. «Sognano sistemi talmente perfetti, che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono» (Eliot). Noi vogliamo un’Europa e un’Italia che non abbiano paura di rischiare sulla libertà dei cittadini, singoli o associati. Questo per altro è il progetto originario di De Gasperi, Schumann e Adenauer. Ripartiamo dal no francese.

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