Ci azzecca Piccardo con Prodi?

Di Tempi
09 Febbraio 2006
L'unione vuol candidare un "drappello di islamici". E Luxuria che fa?

Quello che è originale nella famiglia unita di Romano Prodi è il drappello di islamici che, a detta di Repubblica, Oliviero Diliberto e Antonio Di Pietro si appresterebbero a candidare alle elezioni del prossimo 9 aprile per dimostrare quanto sia raffinata e multiculturale la sinistra italiana. L’idea è buona, però c’è un problema: come pensano di raffinare e multiculturalizzare quelli che fanno tanto casino per una vignetta o per una donna che non porta il velo? E quelli che fanno tanto casino per una vignetta e per una donna che non porta il velo come fanno a candidarsi o, come dice a Repubblica il drappello islamico, a promettere i loro voti a un’Unione che, diciamolo papale papale, in fatto di religione e di morale, è un gran bordello? Come fa l’islamista Hamza Piccardo (che sta trattando la sua candidatura nel Pdci) a pregare affinché «Allah impalmi Prodi» e la sinistra (che è così laica) a non battere ciglio? E poi, sapreste spiegarci come mai il militante islamico e il capo-moschea italiani trovano giusto e normale che nei paesi della sharia si impicchino drogati e omosessuali, mentre qui in Italia non trovano per niente disdicevole il voto alla compagine in cui militano gli antiproibizionisti e le arcigay, e per niente peccaminosa la prospettiva di votare e sedere in parlamento a fianco di Lady Luxuria? Non sarà una vignetta blasfema e nemmeno una donna non velata il candidato/a bertinottiano dell’Unione.
Però non vi sembra che ci sia qualcosa di strano in questi che ci danno lezioni di islam e poi vanno a braccetto con la Luxuria che, appena arriverà in parlamento, dice all’Espresso: «Farò una proposta di legge a favore delle prostitute e dei loro clienti, mi batterò prima di tutto per i Pacs, una tappa fondamentale per l’emancipazione dei gay e poi per la liberalizzazione delle droghe leggere e la distribuzione controllata dallo Stato di quelle pesanti»?

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