L’apocalisse organizzata? Una risata ci seppellirà…
«Non più di due settimane fa al Parlamento europeo a Strasburgo avevo avuto modo di ricordare la drammatica condizione di persecuzione dei cristiani nel mondo». Inizia a parlare così il vicepresidente del Parlamento europeo di Forza Italia, Mario Mauro, a fronte dell’assassinio di don Andrea Santoro. «Avevamo chiesto conto alle istituzioni europee dell’immobilismo e dell’insipienza che le contraddistingue di fronte a questa strage. L’uccisione di don Andrea è l’ennesima riprova di come essere e vivere da cristiani sia oggi scandalo per chi cristiano non è, e vergogna per chi non ha più interesse ad esserlo».
La vittoria di Hamas alle elezioni palestinesi ha suscitato preoccupazione in tutto il mondo: il Dipartimento di Stato americano ha immediatamente posto delle condizioni per un eventuale riconoscimento del governo guidato dai fondamentalisti. L’Europa cosa sta facendo?
Le condizioni poste dall’Europa sono molto chiare: se Hamas non riconosce Israele e non rinuncia alla violenza l’Ue recederà dal finanziamento all’Anp. Ora si prospetta uno scenario molto complesso, perché, mentre la strategia di ritiri unilaterali voluta da Sharon è stata letta da tutto il mondo occidentale come un segno di pace, dai palestinesi tale scelta è stata vissuta come un atto di disconoscimento dell’interlocutore. Da questo punto di vista, Hamas, dato che non intende rinunciare alla gestione dell’ortodossia attraverso i kamikaze e non vuole riconoscere Israele, potrebbe avanzare il seguente ricatto: la proclamazione di una tregua se e solo se riceverà i finanziamenti europei.
Ora, poi, con questo affaire delle vignette la situazione rischia di deteriorarsi pesantemente.
Non è un caso che la questione di queste vignette ‘blasfeme’, pubblicate per la prima volta a settembre dello scorso anno, sia scoppiata solo ora e con epicentro prodromico proprio in Palestina. è un segnale all’Ue affinché non tocchi i fondi e chieda ad Hamas, come precondizione, una qualche presenza di Fatah nel nuovo governo. è una strategia tutta politica che utilizza l’ortodossia religiosa come alibi.
Al di là delle reazioni violente che stanno infiammando tutto il mondo arabo, lei come giudica quelle vignette?
Sono per il rispetto della persona umana, cioè per il rispetto di ciò in cui la persona crede. Una cosa è la satira sulla Chiesa come istituzione, un’altra sulla Madonna o Maometto. Purtroppo però l’Occidente è troppo abituato al vilipendio della fede per rendersi conto di cosa significhi l’offesa all’identità religiosa di un popolo. Detto questo, va aggiunto che c’era un abisso a livello di contenuto tra quanto viene quotidianamente riversato sulla religione cattolica in Occidente e quello che c’era nelle vignette pubblicate in Danimarca e Norvegia. Inoltre, non esiste che debbano essere i governi a dover chiedere scusa.
Ritiene giusta la loro pubblicazione?
Io, personalmente, quelle vignette non le avrei pubblicate né fatte, ma dietro a quanto sta accadendo c’è un progetto politico. è una questione di rendita della gestione dell’ortodossia. La fretta dimostrata da alcuni governi è soprattutto per poter gestire poi, di rimbalzo, nuovi scenari di politica interna. L’Iran, ad esempio, sta chiaramente cercando in questo modo di distogliere l’attenzione dal problema delle centrali nucleari. Ancora una volta, se devo scegliere, mi sembra equilibrata e sensata la presa di posizione assunta dalla Santa Sede, pur nella condanna totale e inequivoca delle violenze.
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