L’apocalisse organizzata? Una risata ci seppellirà…
«La chiesa maronita assaltata dai facinorosi dista solo un centinaio di metri dalla mia abitazione. Li ho visti arrivare armati di scale e sassi. Erano diretti al consolato danese, ma, sobillati dai più esagitati, hanno colpito anche l’edificio cattolico, ai loro occhi solo un simbolo dell’odiato Occidente». L’egiziano e gesuita Samir Khalil Samir è docente di storia della cultura araba e di islamologia presso l’Università Saint-Joseph di Beirut. è considerato uno dei maggiori conoscitori del mondo arabo e le sue opinioni sono molto ascoltate in Vaticano. Il 5 febbraio un gruppo di fanatici, rispondendo all’appello del “Movimento nazionale per la difesa di Maometto”, ha appiccato fuoco al consolato danese a Beirut per protestare contro la pubblicazione delle vignette blasfeme su un quotidiano del paese europeo. Il gruppo ha dato fuoco a numerose automobili e provocato danni a negozi ed edifici del quartiere cattolico Ashrafieh. «L’attacco al luogo di culto era programmato e vi hanno preso parte anche persone giunte dalla Palestina e dalla Siria». La condanna dell’episodio in padre Samir s’accompagna al sollievo di aver visto «almeno in questo caso, una risposta chiara e dura da parte sia del governo sia degli imam locali. I quali hanno preso le distanze dagli intolleranti e chiesto pubblicamente scusa alle autorità cattoliche». Più in generale, sulla tragicomica vicenda, Samir ritiene «sproporzionata la reazione del mondo arabo. Gruppi integralisti hanno manipolato politicamente la sensibilità religiosa».
LIBERTà DI STAMPA? COS’è?
Padre Samir spiega che il divario fra il fatto in sé (dei disegni satirici) e la violenza (assalto ad ambasciate, richiesta ai governi europei di pubbliche scuse, fatwa contro i “crociati”) sia comprensibile solo sprofondandosi nello iato che esiste tra l’Occidente e il mondo arabo. «Noi non conosciamo la libertà di stampa. Viviamo in regimi dittatoriali. Questo spiega perché la protesta non abbia assunto la forma di un dibattito d’idee, ma quello dello scontro diplomatico con formale richiesta ai governi europei d’intervenire». Naturalmente lo studioso non condivide tale prospettiva, «essendo la libertà di stampa e d’opinione uno dei cardini della democrazia». Tuttavia aiuta ad inserirsi nella prospettiva del mondo musulmano «che vede un Occidente ormai corrotto e senza Dio. Anzi, che dileggia spesso il proprio credo e i propri simboli. E tale fatto, aldilà della situazione contingente che stiamo commentando, meriterebbe da parte europea una seria riflessione: perché se è vero che va preservato il diritto di parola e critica, occorre anche chiedersi se tale libertà possa spingersi fino alla blasfemia e alla dissacrazione fine a se stessa».
Padre Samir ha visto solo due delle dodici vignette incriminate. In una un Maometto sulle nuvole informa due kamikaze defunti di aver terminato le vergini; nell’altra il volto del profeta è incorniciato da un turbante a forma di bomba. «La vignetta è un genere “letterario” che estremizza dati di realtà. Possiamo essere più o meno d’accordo su tale interpretazione, ma è o non è un fatto che ci siano imam che predicano beatitudini erotiche ultraterrene per i kamikaze e terroristi che dicono di uccidere in nome di Dio? è maggiormente condannabile questo paradosso grottesco o il fatto che esistano tali predicatori d’odio?». Infine Samir esplicita un duplice appello. «Dico ai musulmani: attenti, state legittimando nel mondo la posizione di chi vi giudica solo dei violenti. All’Occidente ricordo che esistono ancora dei musulmani moderati, che però, ogni giorno che passa, sono sempre più influenzati da piccole ma organizzate frange estremiste. Sètte che strumentalizzano anche fatti minori per fomentare confusione e violenza».
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