L’antisemitismo di stato
Questa rubrica ha già avuto occasione di occuparsi di Eugenio Zolli, il rabbino capo della comunità di Roma, battezzato nel 1945, convertito anche dalla carità di Pio XII e dei cristiani romani verso gli ebrei perseguitati. Arriva ora in libreria l’opera che dedicò alla storia dell’odio del mondo verso il popolo dell’alleanza, pubblicato originariamente nel settembre del ’45, scritto quindi nei mesi segnati sul piano pubblico dal dramma delle persecuzioni e su quello personale da quello della scelta per Cristo; tanto più colpisce perciò l’equilibrio con cui affronta l’argomento, che emerge in tutta la sua tragicità ma senza schematizzazioni. Da un lato mette in luce la complessità di fattori – religiosi, economici, culturali, politici – che, dall’antichità pagana all’epoca moderna, hanno fomentato l’ostilità per l’irriducibile diversità dei figli di Israele; dall’altro mostra come in ogni epoca, dal medioevo cristiano alla Germania guglielmina, alle voci e agli atti di odio se ne siano sempre contrapposti altri di disponibilità e di accoglienza. Solo l’idolatria dello Stato, nata con Machiavelli e cresciuta con Hegel, ha eliminato ogni spazio di rapporto; e solo un ritorno alle radici autenticamente cristiane dell’Europa può riaprire un tempo di comprensione reciproca.
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