Lotta di classe in Sardegna (tutti contro Mr.Tiscali)

Di Tempi
16 Febbraio 2006

Giuseppe Mani, arcivescovo di Cagliari, è convinto che la Regione Sardegna stia attentando alla libertà d’educazione. Per questo, attorno alla sua figura si sono coagulate diverse forze di orientamento cattolico che vogliono evitare l’annientamento delle scuole non statali dell’isola. Infatti, l’esecutivo guidato dal centro-sinistra di Renato Soru (in foto) con una serie di provvedimenti ha ridotto la dimensione pubblica alla mera dimensione statale. In barba al processo riformatore Berlinguer-Moratti, il 17 gennaio scorso, la giunta regionale ha approvato una delibera che modifica i criteri e le modalità di concessione e di rendicontazione dei contributi a favore della scuola dell’infanzia non statale, previsti dalla legge regionale 31 sul diritto allo studio. Tale delibera non solo penalizza pesantemente le scuole non statali, ma ne mette a rischio l’esistenza stessa.
Quel che Soru non ha potuto programmare è stato l’ampio fronte che si è venuto a formare in opposizione a tali provvedimenti. Su spinta dell’associazione Diesse (e con il coinvolgimento di numerosi operatori scolastici della Direzione regionale, dell’Irre, dei genitori dell’Agesc, dei salesiani, della Cisl, di Forza Italia guidata dal capogruppo in Consiglio regionale Giorgio La Spisa) si è lavorato alla promozione di un ddl alternativo. Lavoro sfociato nell’assemblea convocata dall’arcivescovo Mani mercoledì 8 febbraio che ha portato alla costituzione di un comitato presieduto da don Francesco Mariani (responsabile di Comunione e Liberazione di Nuoro). Il comitato ha già mosso i suoi primi passi nella direzione di una generale sensibilizzazione delle famiglie e dell’opinione pubblica sarda al problema, e promosso un ricorso unitario al Tar contro la delibera sulle scuole paritarie.

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