Prodi in playback

Di Fred Perri
16 Febbraio 2006

Questo è uno strano, grande paese. Guardando la cerimonia inaugurale dell’Olimpiade, ho pensato quello che hanno pensato in tanti: siamo gente eccezionale, conviviamo con la fantasia, con l’allegria, con la creatività, con la capacità di commuoverci per una bimbetta che canta l’inno e chissenefrega se era in playback. Mi è piaciuta perfino la Ferrari, che normalmente non m’entusiasma.
Siamo un paese che ha avuto Alberto Tomba e Stefania Belmondo, che ha Armin Zoeggeler, che ha prodotto Luciano Pavarotti e gli agnolotti del plin. Siamo l’Italia, il paese di Dante e di Fellini, dei ragazzini con lo snowboard e di Alessandro Del Piero (ma sì, pure lui). Siamo il paese di Carla Bruni e di Sofia Loren, dei diecimila che hanno visto la nazionale di hockey femminile perdere 0-16 dal Canada e hanno intonato “Fratelli d’Italia”. Certo, anche noi abbiamo qualche magagna, abbiamo Mancini che non sa perdere, ma vabbè, imbarchiamo pure lui. Ecco, allora non capisco perché questo paese fantastico si sia affidato per cinque anni a Berlusconi e adesso voglia regalarne cinque a Prodi. Non c’è qualcosa di meglio? Non so, ma anche la bimbetta di nove anni che cantava in playback andrebbe bene.

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