Sono completamente d’accordo a metà con Prodi
Per adesso dice che «è il momento della responsabilità». Che «intanto bisogna mandare a casa Berlusconi, poi si vedrà». Scusi, ma cosa c’entra lei, onorevole Mastella, con l’enciclopedia programmatica dell’Unione? Cosa ci fa l’Udeur nella corte che esalta il ruolo di Bertinotti e regala pubblicità alla Rosa nel Pugno, che rinvia la firma all’intesa ma conferma “irrevocabile” fedeltà all’Unione? «Bè, io non c’entro niente né con il Pugno, né con la Rosa». Pannella e Boselli si sono presi un paio di settimane di visibilità elettoralistica sui Pacs e sullo strangolamento della scuola cattolica. Per il resto, il “bene dell’Italia” sarebbe il trionfo dell’avarizia in materia di educazione e il calare del sipario sulle grandi opere, tagli fiscali, Alleanza Atlantica, flessibilità del lavoro. E il rilancio dell’epopea dello statalismo. Insomma, 281 pagine gialle di programma per un’Italia a trazione Iri, disegnata sul profilo dell’ex boiardo di Stato candidato premier. Possibile che una formazione politica come l’Udeur, che si proclama “moderata” e “cristianamente ispirata” non abbia nulla da eccepire? «Senta, adesso bisogna fare le liste, e con questo sistema proporzionale c’è poco da scherzare». Che tradotto significa “trattativa sulle poltrone”. Quante ne ha ottenute l’Udeur? «Cinque. Ma non sono mica tante, eh!». Sospira il buon Clemente «cinque, solo cinque».
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Non la sento molto entusiasta. Qualcosa non va? «è una questione di responsabilità. Mi auguro che la campagna elettorale sia davvero unitaria. Dobbiamo spiegare e rispiegare alla gente quello che immaginiamo». Vedo che le ha fatto piacere la solidarietà di Pannella per le maleparole di Caruso nei suoi confronti («Meglio essere un Hamas all’italiana che un Mastella alla palestinese»). «La solidarietà di Pannella mi fa piacere. Siamo due animali politici che si incontrano difficilmente, ma non per questo non si rispettano». Anche Caruso si è scusato? «No, ma questo è uno che non è stato neanche eletto al consiglio comunale di Benevento, non so se mi spiego». Boselli ha ricevuto “rassicurazioni” da Prodi al telefono, e Boselli vuole i Pacs e la chiusura delle scuole che piacciono anche a lei, quelle “cristianamente ispirate”. Lei ha chiamato Prodi durante il congresso Udeur e gli ha detto in vivavoce che voi queste cose non le volevate vedere dipinte nemmeno in una nota al margine del programma. Però, prenda i Pacs, se non è zuppa è pan bagnato. Nel programma da lei sottoscritto si legge, testuale, che «l’Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di una unione di fatto non è dirimente il genere dei conviventi e il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto criterio qualificante il sistema di relazioni sentimentali, assistenziali e di solidarietà, la loro stabilità e volontarietà». «Bè, a me sembra una definizione compromissoria intelligente. Fermo restando che noi, sulle unioni di fatto, conserviamo la nostra autonomia parlamentare e di coscienza. A questo non abbiamo rinunciato. Anche se, in caso di sconfitta parlamentare della nostra posizione, ne prenderei laicamente atto. Come ho fatto con il divorzio e l’aborto».
Però Boselli non rinuncia né ai Pacs, né alla sua battaglia contro la scuola paritaria. Le sembrano “dettagli”, come dice D’Alema? «Non sono dettagli e noi non rinunceremo a far valere le nostre posizioni. Però in questo sistema elettorale ognuno ha le proprie ragioni di visibilità. Dopodiché, per vincere, occorre che la ragione di visibilità sia comune. E questa è legata al leader. è lui che deve essere sovraesposto, che deve spiegare ed essere la calamita degli interessi generali del paese e la calamita degli interessi anche molto avari delle forze politiche che lui guida».
Anche lei pensa che abbia ragione Prodi a rifiutare il confronto televisivo solo con Berlusconi, a volere anche Casini e Fini? Cosa gli consiglia? «Di andare per la sua strada. L’idea di fare la campagna su Berlusconi non mi convince. Prodi è un ciclista e lo sa. Se il passista si avventura sulle strade di montagna a inseguire sullo scatto lo scalatore, perde. Se invece va per il suo passo, alla fine vince. Dato che anche Casini e Fini si sono candidati a leader, mi pare ovvio che Prodi li voglia tutti e tre. Anche se…». Anche se? «Si potrebbe prendere atto che alla fine, quando andremo a presentare le liste, ognuno dei due schieramenti dovrà indicare un candidato premier, non tre.». Il che significa che sarebbe logico che Prodi accettasse il confronto diretto con Berlusconi. «Lo ha detto lei».
L’ACQUA DI ZANOTELLI
Bertinotti considera il programma dell’Unione «riuscito oltre le più ottimistiche previsioni». è una dichiarazione che la tranquillizza? «Lo è nel momento in cui la Bonino dà l’idea visiva che i Pacs non ci sono e va via o quando sulla scuola privata loro pongono ancora problemi che per quanto mi riguarda sono legati a dati di coscienza. Ma per il resto ci sono tante affinità. Ecco, sì, non ero molto d’accordo a pubblicizzare al massimo l’acqua.». Acqua? «Massì quel passaggio voluto da padre Zanottelli per impedire alle aziende private di gestire le risorse idriche. Secondo me il sistema misto, pubblico-privato nella gestione dell’acqua sarebbe stata la cosa migliore, soprattutto per acquedotti come quelli del sud, forati, straforati, che perdono il 60 per cento dell’acqua strada facendo. Però, non è che al tavolo della trattativa potevo alzare steccati su tutto».
Però, non è che non si veda che al tavolo della trattativa hanno pesato più i no-global che l’Udeur. «Ma sa, il giorno dopo il 9 aprile, ognuno porrà l’accento su una parte o sull’altra del programma. Tutto dipenderà da chi avrà un peso determinante nell’Unione. Se determinante sarà solo Bertinotti è giusto che l’Unione penda a sinistra. Se lo saremo noi, come credo, vedrà che le cose andranno diversamente». Sul destino dell’Unione pesa anche la spada di Damocle del partito democratico. «è un problema che riguarda i contraenti del patto del partito democratico, non l’Udeur». Non pensa che Prodi potrebbe diventare un leader dimezzato nel giro di un anno? «No. I fatti che riguardano l’amministrazione di un paese sono diversi da quelli politici. I fatti politici evolveranno a partire da quello che succederà il 9 aprile. è chiaro che se Berlusconi perde anche di là succederà qualcosa. Il 9 aprile segnerà la fine del berlusconismo. Un'”epopea” che è durata più di quanto si potesse immaginare. Ecco, se succederà quello che io credo, si dovrà fare i conti con variabili e incognite politiche di cui non ha senso parlare oggi». A Boselli è stato chiesto se gli dà più fastidio la candidatura della Opus Dei Paola Binetti nella Margherita o quella del no-global Caruso in Rifondazione, e lui ha risposto: «La prima che hai detto». A lei chiedo: e dei candidati Ds come l’ex procuratore di Milano Gerardo D’Ambrosio, che pensa? «Sarà che D’Ambrosio è napoletano, sarà che è un pensionato. Vabbé lo confesso, ho un pregiudizio positivo. Detto questo, credo che non si possa riempire il parlamento di magistrati, avvocati e professori».
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