Se la toga rossa ora fa l’assessore

Di Tempi
23 Febbraio 2006

La recente decisione di Libero Mancuso di fare l’assessore di Sergio Cofferati a Bologna, apparentemente come scelta per «difendere la categoria», in effetti altro non è che la conferma di una linea “politica” dalla quale il magistrato non ha mai deviato. Da pm Mancuso fu protagonista di una vicenda che provocò la frattura fra Giovanni Falcone e la sinistra, visto che fu proprio il nostro a raccogliere le dichiarazioni del mafioso Giuseppe Pellegriti riguardo al ruolo di Salvo Lima nell’omicidio di Piersanti Mattarella con l’avvallo dell’allora presidente del Consiglio Giulio Andreotti. I verbali non furono però presi in alcuna considerazione da Falcone, tanto che, nella sorpresa generale di molti suoi colleghi e di tutta la sinistra italiana, il magistrato denunciò il mafioso per calunnia, scagionando pubblicamente Andreotti e rendendo ridicola la «verità pericolosa» di Violante. Mancuso ritornò poi alla ribalta all’inizio del governo Berlusconi. Il magistrato, il 2 agosto del 2001, pochi giorni dopo i fatti di Genova, intervistato da Radio Popolare, attaccò il governo e la polizia di Stato, dichiarando: «È più difficile indagare su Genova che sulla strage di Bologna». Il 13 novembre del 2002, dalle colonne dell’Unità, se la prese perfino con i magistrati di Milano che avevano fatto condannare Adriano Sofri a una «ingiustificata detenzione».

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.