Torino: la Bresso toglie il buono scuola

Di Pianta Mauro
23 Febbraio 2006

Gliela avevano giurata e, alla fine, sono stati di parola. Al centro-sinistra piemontese la legge regionale sul buono scuola varata dalla precedente giunta Ghigo non è mai andata giù. Troppa libertà, eccessivo peso alle famiglie e alla loro libera scelta educativa, per non risultare indigesta a Bresso&C. Ecco perché oggi, come promesso in campagna elettorale e nonostante i tentativi di mediazione della Margherita, sembra essere giunto il momento della sostanziale cancellazione del provvedimento, soprattutto nei suoi princìpi ispiratori.
Succede, infatti, che nei giorni scorsi l’assessore regionale all’istruzione Gianna Pentenero (Margherita) abbia presentato la bozza di un nuovo disegno di legge. Un progetto che di fatto rovescia l’impianto della normativa precedente, faticosamente ottenuta dalla Cdl dopo tre anni di battaglie politiche e culturali contro l’ostruzionismo ideologico della sinistra. Quali erano i contenuti della legge promossa dall’allora assessore alla cultura, il forzista Giampiero Leo? In pratica la Regione assegnava alle famiglie un contributo (il buono, appunto) per pagare le spese di iscrizione e le rette annuali versate dai genitori che mandano i figli nelle scuole libere, consentendo così una concreta libertà di scelta educativa. I rimborsi tenevano conto del reddito, del numero di figli e del peso che quelle spese avevano sul bilancio familiare. Arriva la bozza Pentenero e contrordine compagni: i fondi non vanno più alle famiglie, ma direttamente alle scuole. «In questo modo – spiega Leo a Tempi – la sinistra mostra tutta la sfiducia verso i primi soggetti educatori, ovvero le famiglie e ribadisce il principio del monopolio educativo da parte dello Stato». Non solo. «Ciò che con la nostra legge era un diritto attivo, adesso diventa una gentile concessione della giunta Bresso. E chi mi assicura – conclude – che, attraverso strani meccanismi, non vengano escluse dall’ottenimento dei fondi quelle scuole non allineate al Bresso pensiero?».

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