L’eugenetica politica degli anni Settanta

Di Barbone Marco
23 Febbraio 2006

L’impatto con il liceo è stato piuttosto impegnativo. Nel 1972 il ginnasio del Berchet era un ambiente piuttosto duro e l’iniziazione al greco e ai paradigmi dei verbi si sono rivelati un trauma da cui non mi sono ancora ripreso, complici i miei figli che frequentando il Classico hanno “riaperto le ferite”. In realtà l’entusiasmo era alle stelle e grandi le aspettative: eravamo in un momento particolare della vita politica italiana, per cui l’approdo al liceo era sinonimo di impatto sociale, lotta di classe e partecipazione diretta alla vita politica.
Ben presto capii che la mia vita da ginnasiale si sarebbe giocata nella aspra contesa fra la durezza della disciplina scolastica e l’irresistibile fascino della lotta, dell’okkupazione, come si dice oggi. Me ne resi conto perché cominciammo a contare i desaparecido, cioè i compagni di classe che nel giro del primo quadrimestre scomparivano, ritirati. Non ce l’avevano fatta perché giudicati inadeguati agli standard qualitativi richiesti dal Classico su base di mero risultato scolastico. E così venivano indotti al suicidio scolastico, con il beneplacito della Cgil scuola la cui responsabile era la terribile vicepreside, grande fumatrice di “nazionali senza”. Era indecente, certo, ma la cosa che, ripensandoci, mi fa più specie era la disinvoltura con cui i docenti rinunciavano al loro compito educativo; la loro preoccupazione era la selezione, l’eugenetica dello studente del liceo Classico.
L’altra faccia della medaglia era l’impegno politico, con oceaniche assemblee a cui partecipavano quasi tutti gli studenti. Il mio ingresso sulla scena fu un volantino di commento al fatto che nonostante tutte le lotte condotte dal collettivo alle prime pagelle non solo non c’era il 6 politico ma erano fioccate insufficienze gravi. Mi ricordo il titolo come l’avessi scritto ieri: “Il massacro di febbraio”. Piacque anche al figlio di un noto premio Nobel (ex aspirante sindaco), che abbelliva i nostri documenti con bellissimi disegni.
Insomma da un lato la selezione dei prof., dall’altra il fascino discreto della sinistra di classe (un po’ borghese, vista la scuola). In mezzo gli studenti che non avevano altra possibilità tra il rischio di diventare dei desaparecido e quello di trasformarsi in militanti di estrema sinistra. Fatto che non era sgradito al sistema scolastico, soprattutto se si rivolgeva contro la presenza cattolica nella scuola. Al liceo insegnavano due professori molto impegnati nella presenza di Gs (i giovani di Comunione e Liberazione, ndr) e questo era intollerabile per i due poteri dominanti; dopo infiniti scioperi e talvolta anche scontri fisici, i due insegnanti furono costretti ad abbandonare la scuola e nessuno subì procedimenti disciplinari per questo motivo. Allora non ce ne rendemmo conto, ma accanto all’eugenetica scolastica si manifestava una pulizia etnico-politica, perfettamente integrate fra di loro.

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