Lettera a un padre, ‘un conforto al proprio cammino’
Il volume, che esce un anno dopo la morte di Giussani, vuole accogliere una piccola parte delle lettere che per dieci anni gente comune e personalità di spicco hanno inviato alla redazione di Tracce, il mensile di Comunione e Liberazione. Scritti, testimonianze, parole di affetto e gratitudine, oppure voglia di condividere la fatica, con chi ha saputo indicare il cammino giusto; lettere che, anche adesso che “il Gius” non c’è più, non hanno smesso di arrivare in redazione. Ai capitoli in cui è suddiviso il libro spetta il compito di trattare varie tematiche, come l’educazione, l’esperienza, il lavoro e la quotidianità, ma anche gli aspetti più difficili della vita, come la vocazione, la carità verso l’altro e il dolore. Stralci dei libri di don Giussani accompagnano il lettore, per far capire come le sue parole e la forza del messaggio cristiano siano effettivamente sentiti dal suo “popolo”, composto non solo da italiani, dato che il movimento ha raggiunto i più sperduti angoli del mondo.
Nella prefazione, don Julián Carrón, il successore alla guida di Comunione e Liberazione, ci racconta quanto fossero importanti per don Giussani le lettere che gli scrivevano, che non c’era occasione in cui non ne leggesse qualcuna, come esempio, come «conforto a sostenere il proprio cammino», perché «leggere di circostanze simili alle proprie è una ricchezza che la compagnia cristiana mette a disposizione di tutti». Carrón dice che chi scriveva a don Giussani lo immaginava come un padre, che a chi si trovava sopraffatto dalla vita «aveva saputo mostrare le modalità infinite con cui l’avvenimento cristiano entra nelle proprie vicende», rendendo evidente che «la fede non è un’altra cosa, ma una modalità sovversiva e sorprendente delle solite cose».
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