Lettera a un padre, ‘un conforto al proprio cammino’

Di Longo Elisabetta
23 Febbraio 2006
Caro Don Giussani, a cura di Davide Perillo, Ediz. Piemme, 180 pagine, 12,90 euro

Il volume, che esce un anno dopo la morte di Giussani, vuole accogliere una piccola parte delle lettere che per dieci anni gente comune e personalità di spicco hanno inviato alla redazione di Tracce, il mensile di Comunione e Liberazione. Scritti, testimonianze, parole di affetto e gratitudine, oppure voglia di condividere la fatica, con chi ha saputo indicare il cammino giusto; lettere che, anche adesso che “il Gius” non c’è più, non hanno smesso di arrivare in redazione. Ai capitoli in cui è suddiviso il libro spetta il compito di trattare varie tematiche, come l’educazione, l’esperienza, il lavoro e la quotidianità, ma anche gli aspetti più difficili della vita, come la vocazione, la carità verso l’altro e il dolore. Stralci dei libri di don Giussani accompagnano il lettore, per far capire come le sue parole e la forza del messaggio cristiano siano effettivamente sentiti dal suo “popolo”, composto non solo da italiani, dato che il movimento ha raggiunto i più sperduti angoli del mondo.
Nella prefazione, don Julián Carrón, il successore alla guida di Comunione e Liberazione, ci racconta quanto fossero importanti per don Giussani le lettere che gli scrivevano, che non c’era occasione in cui non ne leggesse qualcuna, come esempio, come «conforto a sostenere il proprio cammino», perché «leggere di circostanze simili alle proprie è una ricchezza che la compagnia cristiana mette a disposizione di tutti». Carrón dice che chi scriveva a don Giussani lo immaginava come un padre, che a chi si trovava sopraffatto dalla vita «aveva saputo mostrare le modalità infinite con cui l’avvenimento cristiano entra nelle proprie vicende», rendendo evidente che «la fede non è un’altra cosa, ma una modalità sovversiva e sorprendente delle solite cose».

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