Grazie alla Cdl. Ma la parità che fine ha fatto?

Di Justin Mc Leod
09 Marzo 2006

Anche Valentina Aprea dà i numeri. Più corretti di quelli di Repubblica, of course (vedi “Lotta di classe” di due settimane fa). In un seminario presso la sede milanese di Forza Italia, la sottosegretario del Miur ha documentato, dati alla mano, i risultati dell’opera di governo di questi anni. A partire dagli investimenti che, a dispetto di tutte le bufale propagandistiche – i titoli “fondi dimezzati alle scuole” di qualche settimana addietro – sono aumentati nel quinquennio del 14 per cento. Poi ha elencato gli abbandoni scolastici diminuiti del 3 per cento, i diplomati aumentati del 3,1, i laureati in materie scientifiche cresciuti del 43, gli iscritti alla formazione professionale saliti del 13,8.
Complimenti. Manca un dato, però. È quello, drammatico, della continua diminuzione delle scuole non statali. Cinque anni fa la Casa delle Libertà mise nel suo programma, con grande enfasi, la parità scolastica anche dal punto di vista economico. Cinque anni dopo nulla è cambiato, salvo le briciole del bonus fiscale. Noi continueremo a votare Berlusca, per i numeri sciorinati dall’on. sottosegretario e non solo. Ma, accidenti, possibile che si trovino risorse per tutti e non per favorire, insieme, la libertà di scelta delle famiglie e l’efficacia del sistema (perché più concorrenza significa più qualità per tutti)?

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