Radici barbaro-romano-cristiane

Di Bobo
09 Marzo 2006
Rémi Brague, Il futuro dell'occidente, ed. Bompiani, pagg. 225, euro 7,50

La vocazione di Roma è l’acquedotto. I Romani non creano, trasmettono. In questo consiste la loro grandezza. Hanno ereditato la sapienza greca, l’hanno conservata, l’hanno consegnata ai “barbari” che hanno fatto l’Europa. Anche la Chiesa cattolica, da questo punto di vista, è romana: ha raccolto da Israele il testimone dell’Alleanza e l’ha rilanciato nel mondo. Sta in questa “secondarietà culturale”, spiega Rémi Brague, eredità insieme romana e cristiana, la chiave della grandezza dell’Europa. Chi ama sminuire l’Occidente imputandogli di aver solo riutilizzato quel che era stato prodotto da altri – la Grecia, Bisanzio, l’islam – sbaglia clamorosamente bersaglio: «Credendo di smascherare la miseria dell’Europa, mettono al contrario in evidenza il segreto della sua grandezza. Perché in fin dei conti la povertà culturale dell’Europa è stata la sua fortuna. Essa l’obbligava a mutuare elementi da altre culture». Nella fedeltà a questa vocazione sta anche il suo futuro. Con un’osservazione capitale: «La civiltà dell’Europa cristiana è stata costruita da gente il cui scopo non era affatto quello di costruire una “civiltà cristiana”, ma di spingere al massimo le conseguenze della loro fede in Cristo».

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