Dame di carità votano il Cav.

Di Valenti Annalena
16 Marzo 2006

Che differenza c’è tra adolescenti, infermieri e Prodi con la sua corte dei miracoli? I nostri ragazzi sono portati a guardare a sé e al mondo che gira intorno al proprio naso. Crescendo, se non trovano qualcuno che apra loro lo sguardo, che li aiuti a essere appassionati, responsabili e creativi, diventano come gli infermieri di mia figlia Lalla, lamentosi sui propri diritti mancati, incapaci di creatività di fronte alle difficoltà, di abbracciare l’uomo, la donna che hanno di fronte: i migliori, i più ‘umani’ lo sono buonisticamente e ti condiscono con un ‘poverina’. Saranno più ‘professionali’, ma per dirla con un termine fuori moda: mancano di carità. Prodi, nel discorso alla Cgil, accusa Berlusconi di non parlare di diritti, di avere «una visione sociale per cui le dame di carità sono in fondo più utili di voi sindacalisti», usando quel metodo dell’Unione per cui, per attirarsi i favori di una categoria forte, deve denigrarne altre, soprattutto se sindacalmente non rappresentate. In molti abbiamo questa visione sociale: altro che idea pietistica, la carità, per mezzo di uomini e dame, è la potenza creatrice che ha costruito le opere sociali ed educative che abbiamo. E votiamo chi ci permette di costruirle oggi. Così mi ritrovo a dire agli amici di Lalla: andate a fare gli infermieri, gli uomini hanno bisogno della vostra passione. Votate Berlusconi.

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