Mamme alla riscossa scrivono al Cavaliere (firmate anche voi)
«Egregio Signor Presidente, siamo un gruppo di donne quotidianamente impegnate nel mondo del lavoro, dell’educazione e della famiglia. Non facendo parte di nessuna élite intellettuale, televisiva e giornalistica, al fondo maschile, se non maschilista, anche quando mette la gonna, ed essendoci stancate dell’immagine distorta che di noi viene sempre data, ci rivolgiamo a Lei, che con noi condivide la passione per la battaglia, e le vogliamo dire con chiarezza che è vero, difficilmente lasceremmo famiglia e lavoro, cose che facciamo molto bene e con passione, per entrare nel mondo politico».
Inizia così la lettera aperta inviata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e firmata da centinaia di «donne, madri, lavoratrici», «signore», come le ha chiamate, con cortesia d’altri tempi, il Cavaliere nel primo confronto con Prodi in tv.
Ciò che le ha spinte a scrivere al premier è la consapevolezza che Berlusconi, a differenza di quanto promettono Prodi e «la corte dei miracoli che l’accompagna», ha cominciato a sostenere le politiche sulle famiglia: «Ci rivolgiamo a Lei (.) perché con più decisione ed efficacia renda politicamente praticabile ciò che ci sta a cuore. Fondamentalmente, l’affermazione della centralità della famiglia – riconoscendone il ruolo decisivo nell’educazione della persona, e quindi di un popolo – non solo a parole ma con leggi che la favoriscano: reali agevolazioni fiscali, libertà di scelta della scuola, statale o non statale che sia, con lo stesso trattamento economico; difesa della vita fin dal suo concepimento, contro ogni tipo di manipolazione; poi, il sostegno all’intraprendenza e al rischio nel mondo del lavoro, in modo tale che i nostri figli crescano con l’idea di poter costruire, creare qualcosa di positivo, innovativo e duraturo per il mondo; tutela e valorizzazione del patrimonio di bellezza, cultura e arte che la nostra tradizione ci ha consegnato, frutto della coscienza di un popolo che sapeva perché vivere, gioire e anche morire, e che noi amiamo e sentiamo il compito di tramandare».
La lettera, pronta ad accogliere altre firme, è reperibile sul sito tempi.it.
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