C’è tutta l’Africa nel silenzio dell’ospedale di Gulu

Il Lacor Hospital a Gulu è il posto degli ultimi del mondo. Quattrocentottanta letti al centro della guerra civile dell’Uganda del Nord, e di campi profughi in cui vivono un milione e settecentomila sfollati in condizioni miserabili. Qui nel 2000 scoppiò l’epidemia di ebola che uccise atrocemente 224 ricoverati, e tredici infermiere, e il direttore dell’ospedale, che non avevano voluto abbandonare i malati. Entri dunque in silenzio, e irrigidita da ciò che temi di vedere, in quello che ti immagini essere – nel fondo dell’Africa – quasi un lazzaretto manzoniano.
Ma le camerate sono chiare e pulite, le lenzuola candide ben ravviate. Benché certe notti qui si affollino mille pazienti. Si stendono su una stuoia per terra, già grati: d’essere stati accolti, che qualcuno li curi, di non morire soli fra il fango dei campi profughi. Laboriose e assorte le infermiere percorrono le corsie, non dimenticando nessuno. Vedi bambini terribilmente ustionati, e moribondi di Aids, e ragazzini immobili nei letti per l’estrema debolezza della malaria.
Ti sbalordisce, in questo luogo di estrema sofferenza, il silenzio. Non un grido, né pianti, né uno che reclami o protesti. Come agnelli i malati di Lacor: anche i bambini di pochi anni, muti accanto alla madre, pazienti. Ti buttano addosso uno sguardo come intimamente meravigliato del dolore che hanno nella carne, del male in mezzo a cui sono cresciuti. Occhi che sembrano una domanda attonita, e che tu non sai sostenere, e passi oltre senza il coraggio di fermarti. Tuttavia, nemmeno dai bambini un solo lamento. C’è l’Africa, in quel silenzio che non rivendica nulla, nel sottostare al dolore come a un comune destino; grati, però, a chi cerchi di alleviare quel soffrire.
In un letto, un bambino piccolissimo, di poche settimane appena. Dorme, immobile, il respiro appena affannoso che muove il petto gracile. Quale eredità lo ha già contaminato in questa terra dove i figli muoiono a schiere di malaria e di stenti, i padri di Aids, lasciando grappoli di orfani? Il bambino dorme profondamente, in un abbandono totale. è l’essere più inerme che si possa immaginare, così piccolo a Lacor, nel cuore della guerra e della fame. è l’innocente, è l’Agnello. Stai a contemplarlo muta. Il Mistero è un bambino che respira faticosamente nel sonno, nel fondo dell’Africa.

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