Willey(BBC): dibattiti ingessati, poca vision e poca sostanza. Imparate da noi inglesi
«Qualitativamente mi sembra che questa campagna elettorale sia molto americanizzata, cioè esclusivamente incentrata sul mezzo televisivo. Per questo si è data tanta importanza al primo duello tra Berlusconi e Prodi, decisamente fiacco e completamente privo di contenuti politici che possano davvero interessare alla gente». Ha le idee chiare David Willey, da oltre trent’anni corrispondente dall’Italia della Bbc, su come stiano andando le cose nel Belpaese che annaspa in vista del 9 aprile, lui che per la ‘zietta’ – così gli inglesi chiamano la tv di Stato – lavora da quasi 45 anni. «Manca completamente la sostanza: l’economia, ad esempio, non se ne parla se non per slogan. Berlusconi eccede in statistiche ma Prodi non sa offrire agli elettori, ai cittadini, un’alternativa credibile, pragmatica. Questo perché Prodi si trova a dover parlare in nome e per conto di un insieme di partiti e partitini che non possono stare insieme se non a livello di cartello elettorale. Per questo manca un vero dibattito, perché nessuno ha voglia e possibilità di addentrarsi realmente nelle problematiche quotidiane, i daily issues che tanto interessano alla vita della gente comune».
Pensa che in vista del secondo dibattito, con le elezioni a pochi giorni, questa tendenza cambierà? «Lo spero, per gli italiani innanzitutto, anche se alcuni colleghi mi hanno detto che il duello tra Bertinotti e Maroni è stato decisamente meglio nonostante sia stato affrontato con le medesime regole». Ok, parliamo di regole: non le sembrano eccessive quelle poste per questi dibattiti? I duelli tra Tony Blair e Michael Howard non erano certo così. «è vero. Queste regole non convengono a nessuno, sono assurde. Prendiamo il moderatore: cosa ha moderato? Nulla, era una parte dell’arredamento». Una bocciatura su tutta la linea. «Il problema è che alla politica italiana manca la cosiddetta big picture, la visione d’insieme. Inoltre trovo sbagliato l’aver abbandonato la preferenza: in democrazia io voglio decidere il mio candidato».
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