Il don che rompeva le righe

Di Bobo
06 Aprile 2006
Stefano Zurlo, L'ardimento, ed. Rizzoli, pagg. 202, euro 9,20

«Sono innamorato del mistero di ogni persona umana e della sua libertà». Così don Carlo Gnocchi, malato, ripercorrendo la sua vita. Ricorda quando, cappellano dei Balilla, aveva rifiutato di obbligare il suo reparto ad andare a Messa: «Rompete le righe! Chi vuole va a Messa, chi vuole va a spasso». Da sempre aveva avversato il moralismo timoroso della vita diffuso in tanto mondo cattolico: «Come è tetra l’aria di certi ambienti educativi. Non vi risuonano che allarmi. Nulla è più falso. Bisogna spalancare le finestre al più solare ottimismo». Per portare la letizia di Cristo ai soldati si era arruolato volontario nella divisione Tridentina, in Grecia e poi in Russia. «Il mio bambino lo raccomando a lei, signor cappellano» gli sussurra l’ennesimo alpino che gli muore, consolato, fra le braccia; da quel momento gli orfani e i mutilati di guerra saranno la passione della sua vita. Senza cambiar metodo, scommettendo tutto sulla loro libertà («la compassione lacrimevole è peggio delle bombe»), offre e chiede il massimo: riabilitazione, formazione professionale ad hoc, attività sportive per tutti. Al funerale il cardinal Montini fa parlare uno dei suoi mutilatini: «Prima ti dicevo “ciao, don Carlo”, adesso ti dico “ciao, san Carlo”».

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