Quando si squaglia un trionfo
Ore 20 e 45, lunedì 10 aprile, Giuliano Ferrara è al lavoro a Otto e mezzo. Ha promesso lo spogliarello in caso di vittoria della Cdl. è rimasto in camicia. «Si sa niente della festa di Prodi?». Ritanna Armeni interroga la catastrofe chiamata Nexus. «Pagnoncelli, ci spiega cosa è successo?». «Mi piacerebbe che qualcuno lo spiegasse a me». La vittoria a valanga dell’Unione si squaglia. Giovanni Sartori è in palla. Massimo Cacciari ha la faccia di uno a cui è caduto il cielo sulla testa. Ore 21, il referendum contro Berlusconi è fallito. Forza Italia è il primo partito degli italiani. Perciò i capataz masticano amaro. Perciò se per Eugenio Scalfari è tempo del solito barolo accompagnato dall’immancabile strapuntino, per Paolo Mieli, ci dice un nostro agente infiltrato in via Solferino, è l’ora di una minerale poco gasata e di un molto frugale spuntino. Per l’occasione nel pool del politico del Corriere della Sera è stata cooptata anche una giornalista sportiva. Pare che a Mieli, interista in sonno, sia piaciuta poco la battuta della mobilitata. «Cazzo, è come il 5 maggio». L’Inter aveva perso lo scudetto, giocando con la Lazio. L’Unione non ha vinto le elezioni, giocando Berlusconi contro il resto del mondo. E adesso? «Adesso per quanto ripugnante», dice Maurizio Belpietro, «non bisogna escludere una via di uscita alla tedesca. Bisogna che i grandi partiti popolari si parlino». è complicato. Ma perché, diciamo noi, se è vero, come è vero, che grandi sono i problemi che l’Italia deve affrontare per non declinare, perché almeno Forza Italia, Udc, An da una parte, almeno Ds e Margherita dall’altra non si parlano? Perché non una Grande Coalizione come in Germania per rilanciare (almeno) l’economia, la scuola, il lavoro? Perché, quando il vero capotreno non è quello che ha l’Ulivo in mano, bensì quello che ha la Rosa nel Pugno?
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!