Il jihad? Questione di termini
Per non urtare la sensibilità dei kamikaze islamici, l’Ue sta preparando un manuale di bon ton linguistico. Il messaggio vuole essere: non c’è niente nella religione islamica che porti all’11 settembre o agli attentati di Madrid e Londra. Perciò, invece di “terrorismo islamico” si dovrà dire «terroristi che invocano l’islam in modo oltraggioso». Perché «quelle parole non possono stare una accanto all’altra. La diffusione di quella espressione crea una cultura in cui il terrorismo viene identificato con l’islam». Tra gli altri termini sotto esame, ci sono “islamista”, “fondamentalista” e “jihad”. Quest’ultimo, secondo gli esperti europei che stanno lavorando al nuovo galateo tra civiltà, viene spesso utilizzato dall’organizzazione Al Qaeda e alcuni altri gruppi in riferimento a una guerra contro gli infedeli, «ma per la maggior parte dei musulmani indica uno sforzo spirituale e non ha quindi una connotazione negativa». Un primo documento della presidenza austriaca di turno dell’Ue su questo tema dovrebbe essere adottato dai Venticinque il prossimo giugno. Dopo le vignette, dicono fonti comunitarie, l’attenta scelta delle parole serve a «non cadere nella trappola. Non si può usare una terminologia che potrebbe peggiorare il problema».
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