Dove la croce costa la libertà

Di Bottarelli Mauro
20 Aprile 2006

John Dayal, presidente dell’All India Catholic Union, si è presentato alla polizia del Gujarat e Delhi per denunciare una dichiarazione dell’ex vice primo ministro L. K. Advani, che ha paragonato la presa del potere del Bharatiya Janata Party (Bjp) alla morte e resurrezione di Cristo. Secondo Dayal, Advani è colpevole di blasfemia per aver offeso i sentimenti religiosi dei cristiani: una denuncia, non roghi e distruzioni.
Un sacerdote cattolico indonesiano è pronto a dare la sua vita per salvare quella di Tibo e dei suoi due compagni condannati a morte a Palu, Sulawesi centrali. Da Roma, dove si trova per motivi di studio, padre Leonardus Mali, dell’arcidiocesi di Kupang, provincia di Nusa Tenggara Timur, ha inviato una lettera al presidente Susilo Bambang Yudhoyono dichiarando di essere «pronto a morire per la libertà dei tre cattolici».
Per aver difeso un crocifisso dalla dissacrazione, una donna cristiana è in prigione con l’accusa di blasfemia. Naseem Bibi è detenuta in isolamento con l’imputazione di aver offeso un’immagine della Kabaah, il luogo più sacro dell’islam in Arabia Saudita. Lo scorso 7 aprile i giudici le hanno negato il rilascio su cauzione. Il marito e i tre figli, intanto, hanno dovuto lasciare la loro casa e nascondersi altrove per paura di ritorsioni da parte di estremisti islamici.

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