Voto truccato, Prodi fortunato
E così ci tocca esordire col più stucchevole degli incipit: noi l’avevamo detto! L’avevamo detto, in tempi non sospetti, che le elezioni dei rappresentanti parlamentari degli italiani all’estero sarebbero finite in una certa maniera. E così è stato. Avete presente quei candidati dell’Unione che in Australia hanno diffuso propaganda elettorale con la propria candidatura, contrassegnando la busta con la scritta «materiale elettorale in arrivo dal consolato – non gettare questa busta»? Ebbene sono stati eletti, uno alla Camera (Marco Fedi), e l’altro al Senato (Nino Randazzo). E vi ricordate il brillante imprenditore italo-americano re della pasticceria che ha speso come un Creso per la sua campagna elettorale? Ci siamo sbagliati a indicare il tetto di spesa a cui era vincolato: non 55 mila euro, ma più probabilmente 120 mila. Comunque alla fine, stando agli avversari che gli fanno le pulci, avrebbe speso non 600 mila dollari, ma intorno a un milione. Risultato: Renato Turano detto Ron eletto! Sarà per questo che adesso i suoi nemici dicono un sacco di cattiverie su di lui, arrivando a far girare la voce dell’esistenza di un mercato del voto per Turano nel quale le schede per lui valevano 10 dollari l’una. Una palese menzogna, che qualcuno potrebbe essere tentato di credere a motivo delle disinvolture finanziarie della campagna elettorale del neo-senatore dell’Unione.
Certo, non tutti i gabbati si sono arresi. I combattivi Udc del Canada (tutt’altra pasta rispetto a certuni di casa nostra) vanno avanti con le cause giudiziarie intraprese a Toronto e Vancouver. Gli esposti giudiziari dai quattro angoli del pianeta si moltiplicano.
Il mistero di cartagena
Esemplare il caso del signor Marco Di Nunzio, italiano residente a Cartagena (Colombia) che, ritrasferitosi nella natìa Torino, s’è visto arrivare il plico consolare per il voto all’estero, rispedito dopo essere stato inviato una prima volta all’indirizzo colombiano. Dentro, insieme al certificato e alle schede, c’era la pubblicità elettorale dell’Unione indirizzata agli italiani in America latina. Di Nunzio ha rispedito il plico dopo avere estratto il volantino e si è recato a fare un esposto alla Digos di Torino, anche perché gli era venuta in mente un’altra storia capitatagli in Colombia un anno prima, che a quel punto ha pensato bene di mettere nero su bianco. Di Nunzio ha denunciato l’anomala presenza di propaganda di parte dentro al plico consolare, ed ha aggiunto la storia che segue (che riportiamo con qualche correzione sintattica): «Il 31 maggio 2005 venivo contattato in Cartagena da ignoto di nome Francesco (italiano) residente in America meridionale appartenente all’Unione di Prodi, e dato che sono una persona abbastanza conosciuta negli ambienti italiani mi propose di candidarmi per loro dato che avevano dei grossi vantaggi politici. Dato che i miei princìpi politici sono il contrario dei loro ideali, ho accettato il gioco fingendomi interessato alla candidatura con il fine di scoprire delle eventuali irregolarità elettorali. Mi riferiva che aveva grossi contatti nelle ambasciate e consolati italiani in tutto il Sudamerica e aveva in modo particolare amici fra il personale civile dell’ambasciata. (.) Il presunto Francesco mi riferiva che vi erano diversi modi per ottenere i voti, trattandosi di voto postale, ed era sicuro perché nessun italiano avrebbe scelto l’opzione di votare in Italia e la probabilità di reperire gli italiani residenti era bassissima. 1) allegare volantino elettorale insieme al plico elettorale per trarre in inganno l’elettore; 2) far finta di spedire il plico elettorale con impiegati compiacenti e ottenere le schede elettorali da rispedire; tanto al massimo, conoscendo l’irreperibilità degli italiani in Sudamerica, potevano dire che il pacco elettorale era andato perso ed era impossibile che andassero a votare in Italia».
Se questo Di Nunzio sia un mitomane o il primo coraggioso che si espone di persona perché venga a galla tutto il marcio che molti si accontentano di sussurrare all’orecchio chiedendo di non citare la fonte, questo prima o poi lo sapremo. Ma quando parla di “impiegati compiacenti” che si prestano a manipolazioni, sembra evocare un paradigma che si è ripetuto in tutto il mondo. I plichi consolari con dentro materiale elettorale dell’Unione non sono pervenuti solo a Di Nunzio e «a tutti gli italiani di Cartagena», come lui dichiara. Un caso identico al suo è capitato alla signora Maria Elena Amodio King di Losanna: propaganda elettorale per l’Unione dentro al plico consolare per il voto. La signora si è rivolta alla magistratura svizzera, l’europarlamentare Alfredo Antoniozzi ne ha fatto un’interrogazione al Parlamento europeo. «Ho chiesto spiegazioni all’ambasciata italiana in Svizzera – dice Antoniozzi a Tempi – e mi hanno risposto che dei loro impiegati sono sicuri, quel che è successo deve essere successo presso gli spedizionieri a cui l’invio dei plichi era stato appaltato». Eccoci al punto nevralgico della questione: l’invio delle schede è stato in gran parte effettuato attraverso società di spedizioni private. «In America latina le corrompi con 100 dollari, figurati se gliene offri 1.000», dice ancora Marco Di Nunzio. In Europa con 100 o 1.000 dollari si corrompe poco, ma qualcosa dentro gli stabilimenti degli spedizionieri è successo di sicuro. Dice Antoniozzi: «A Losanna quel che è capitato alla signora Amodio King è capitato a molti altri nostri connazionali, non è stato affatto un caso isolato». «Tutti i giorni ci arrivavano telefonate di elettori ed elettrici italiane all’estero che protestavano con noi per aver trovato propaganda dell’Unione dentro al plico elettorale», racconta Jacopo Bianchi, portavoce del candidato forzista Guglielmo Picchi. «A me è capitata la telefonata di una signora residente a Manchester, e che non era neppure elettrice di Forza Italia, molto scandalizzata per quello che le era successo». Aggiunge Carlo Erio, candidato di FI residente a Grenoble: «Qui in Francia la cosa che ha colpito di più è la perfetta coincidenza di tempi fra l’arrivo del plico consolare e il materiale propagandistico dell’Unione: li abbiamo trovati insieme nella buchetta della posta. So che lo stesso fenomeno è stato registrato anche in Svizzera. Anche dove il programma dell’Unione non era dentro al plico consolare, come a Losanna, è comunque arrivato contemporaneamente al medesimo. Questo fa pensare a un sistema organizzato da persone, operanti nei vari ambienti, che conoscevano perfettamente sia i tempi d’azione dei consolati che quelli degli spedizionieri. L’Unione ha usato gli stessi spedizionieri dei consolati italiani, ottenendo la spedizione contemporanea di plico e propaganda».
Quelle 38.500 schede sparite
Poi c’è tutta la vicenda dello scrutinio dei voti degli italiani all’estero. C’è la vicenda delle 38.500 schede in provenienza dalla Svizzera che si presume – al momento in cui andiamo in stampa – non essere mai arrivate a destinazione a Roma. E c’è il fenomeno, da noi preannunciato, dei voti “doppi”, cioè di elettori che risultano aver votato due volte, sia con la scheda originale che attraverso il duplicato richiesto dopo aver denunciato il mancato arrivo o il furto dell’originale. «Confermo che ci sono stati casi di arrivo di due buste riconducibili allo stesso elettore», dichiara Paolo Polledri, coordinatore dei rappresentanti di lista di Forza Italia allo spoglio. «Non essendo possibile distinguere l’originale dal duplicato, abbiamo adottato la prassi di accettare la prima busta che spuntavamo e di rigettare la seconda. Quanti i casi di questo genere? Non saprei dire, dovevo seguire troppe sezioni. Ma nei verbali della Corte d’Appello ci sarà scritto il numero preciso gli annullamenti per presunto doppio voto». Aspettiamo la Corte d’Appello.
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