Striscia il voto (il tariffario per i grandi media che fa notizia)
Mercoledì 19 aprile, ore 19.30. Il telegiornale della prima rete nazionale belga annuncia che a Roma la Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi della Casa delle Libertà e ha proclamato vincitore delle elezioni politiche Romano Prodi. Immediatamente dopo segue un servizio sul voto degli italiani in Belgio: «A Charleroi un italiano dice di aver filmato delle operazioni fraudolente». Vengono mostrate le immagini di un video amatoriale dove si vedono centinaia di buste consolari che contenevano i bollettini di voto gettate per terra in uno stanzone insieme a certificati elettorali privati del tagliando per il voto. La voce del giornalista in sottofondo commenta: «Le schede elettorali contenute in queste buste non hanno mai raggiunto i loro destinatari: sarebbero state rubate da simpatizzanti della lista di Romano Prodi. Questo è almeno ciò che afferma la persona che ha ripreso queste immagini in una residenza privata di Charleroi».
Seguono estratti di un’intervista al presunto autore del video, Sebastiano Scandereberg, esponente della Lista Tremaglia, che racconta di aver filmato le immagini in questione in casa di amici italiani di sinistra di cui si rifiuta di fare il nome, e rincara la dose accusando i partiti dell’Unione di aver rubato e comprato voti con l’assistenza dei socialisti belgi. «Ho voluto mostrare la falsificazione della democrazia, perché la democrazia merita rispetto. Non bisogna dare a noi dei ‘fascisti’, quando non siamo fascisti: io sono un democratico».
Il servizio si conclude biasimando le procedure della legge per il voto degli italiani all’estero approvata dal governo Berlusconi, che ora si lamenta di «frodi simili nel mondo intero». Lo speaker del telegiornale riprende la parola: «Queste sono dunque le dichiarazioni di un militante fascista».
Pensate che il sistema dell’informazione belga abbia trattato male il signor Scandereberg e la notizia del video che denuncia brogli nel voto degli italiani in Belgio? Mai quanto il sistema dell’informazione italiano. State un po’ a sentire. Il video amatoriale con le buste e i certificati di voto usati e una voce in sottofondo che denunciava furti di schede e compravendite di voti è stato trasmesso per la prima volta su ‘Striscia la notizia’ il 13 aprile scorso. Erroneamente come scena dell’evento veniva indicata Bruxelles. Nessuna reazione sui giornali italiani né il giorno seguente, né quelli successivi. Sul sito internet di Striscia la notizia il video può essere ancora rintracciato, ma inspiegabilmente l’audio è assente e l’immagine resta bloccata sui primi fotogrammi. Invece sul sito www.laltrasicilia.org, di proprietà del partito L’altra Sicilia che si è presentato da solo al voto nella ripartizione Europa raccogliendo poco più del 2 per cento dei voti sia alla Camera che al Senato, il video è tuttora visibile nella versione originale essendo stato linkato dal sito di Striscia.
ECCO DI CHI ERA QUELLA VOCE
Procedendo nell’inchiesta sul voto degli italiani all’estero Tempi riesce ad individuare la persona a cui appartiene la voce che commenta il filmato: si tratta appunto di Sebastiano Scandereberg, un italiano che vive in Belgio da 50 anni, militante di Alleanza Nazionale. Spontaneamente dichiara di essere l’autore del video e coglie l’occasione per denunciare una serie di abusi di cui accusa le forze politiche dell’Unione. Il 19 aprile, invitato dagli europarlamentari Mario Mauro e Antonio Tajani, chi scrive partecipa ad una conferenza stampa nella quale presenta l’inchiesta sul voto degli italiani all’estero nei locali del parlamento europeo. Esponiamo i contenuti dei nostri servizi e, a mo’ di colpo di scena, concludiamo rivelando pubblicamente per la prima volta in assoluto l’identità dell’uomo del video. In sala sono presenti giornalisti e corrispondenti di Ansa, Ap-com, Corriere della Sera, Repubblica, Il Sole24Ore, l’Unità, Rai1. Oltre all’inviato della tivù belga, che subito ci chiede come può contattare l’esponente della Lista Tremaglia. La sera stessa alla televisione belga e a quella lussemburghese viene trasmesso il servizio di cui abbiamo detto sopra. In Italia, niente di niente almeno fino a lunedì 24 aprile.
La vicenda del video di Striscia e della scrupolosa censura dei media italiani è l’emblema del destino della nostra inchiesta: un lavoro ricco di dati, fatti circostanziati ed evidenze crescenti, che il sistema dei grandi media ha scientemente deciso di ignorare. Per ragioni che ciascuno può immaginare, e che normalmente non fanno parte dell’etica professionale giornalistica. La quale semmai imporrebbe di indagare, senza presunzione ma con serietà, le piste interessanti che si aprono. Non saremo noi a stabilire se i signori Marco Di Nunzio e Sebastiano Scandereberg sono persone coraggiose che si espongono per far conoscere la verità o mestatori che pescano nel torbido. È nostro dovere approfondire un’inchiesta quando questa produce in noi una certezza morale. E noi siamo moralmente certi che il voto italiano all’estero merita di essere dichiarato invalido.
LADRI DI PLICHI E AUTODENUNCE
Le denunce di compravendite di voti si moltiplicano. Stefano Natile, un italiano residente a Bruxelles, afferma di aver assistito al passaggio di mano di pacchetti di schede in un bar cittadino frequentato quasi esclusivamente dagli italiani. «C’è una persona qui, un siciliano vecchio tipo, che viene contattato ogni qual volta c’è una campagna elettorale, perché è uno di quelli che fanno campagna per portare voti. Gli danno i soldi per le spese e lui si attiva. Una sera ero in un certo bar a giocare a ramino quando è entrata questa persona. È andato dietro al bancone e lì il barista gli ha consegnato qualcosa. Gli amici mi hanno detto: ‘Vedi, stanno raccogliendo le schede elettorali; adesso sono arrivati a dare 8 euro per ogni scheda’. Gli italiani che se ne fregano della politica, con 8 euro o con un caffè si sono venduti le schede. In un’altra occasione, ho sentito quella persona che diceva ai suoi ragazzi: ‘Fate volantinaggio presso tutte queste famiglie italiane, e se nelle buchette trovate il plico, si può prendere’».
Secondo Francesco Paolo Catania, candidato per L’altra Sicilia, il prezzo di una scheda era ancora più alto: «Considerato quello che guadagna un deputato, la gente era disponibile a pagare una scheda anche 10-15 euro. In una riunione del Comites (l’organismo di rappresentanza degli italiani all’estero, ndr) quando stavano per essere indette le elezioni ci fu un signore del centrosinistra che sollevò la questione dicendo: ‘Già le schede hanno un prezzo, chiedono 5 euro’. Allora gli ho detto: ‘Ma scusa, come sai tu che una scheda costa 5 euro? È perché tu l’hai chiesto?’».
Emiddio Bulla, residente a Basilea e candidato dell’Udc in Europa, ha presentato un esposto-denuncia ai carabinieri di Como e un altro addirittura in Cassazione. Fra le altre cose vi si legge di «un commercio fiorente» alimentato da «compiacenti postini o da ‘ladri di plichi’ che li vendevano al modico prezzo di 5 franchi svizzeri l’uno». Gli abbiamo chiesto dettagli e così ci ha risposto: «È successo in Ticino. Noi abbiamo la certezza matematica, alcuni candidati e responsabili di partito possono confermarlo: queste offerte sono state fatte da postini che dicevano di avere disponibilità di plichi. Venivano messi in vendita a 5 franchi l’uno. è stato un mercato apolitico, puramente commerciale: chi li voleva comprare li poteva comprare». Alla domanda se i postini corrotti siano identificabili Bulla risponde: «Molti sono individuabili. Difatti a chi mi ha segnalato un episodio ho chiesto se era possibile intercettare i postini. E costui mi ha risposto: ‘Se lo denuncio è individuabile, perché è quello che porta la posta a me’. Quindi basta avere il nome e il cognome del tizio, e io ce l’ho, ed è facile pigliare il postino».
Naturalmente si può dubitare della completezza di questi racconti, ma il caso di Bulla merita un’attenzione speciale perché stavolta ci troviamo di fronte ad un personaggio diverso da tutti quelli sin qui presentati, con la parziale eccezione di Scandereberg. Bulla è l’unico che si autodenuncia nel momento in cui denuncia altri, e questo significa qualcosa in termini di credibilità. Al punto 16 della sintesi del suo esposto leggiamo: «All’estero il voto è stato palese e non segreto. La gente che dimostrava affetto ha votato le schede in maniera palese dandoti la possibilità di contare i voti certi accumulati. Emiddio Bulla e Giuseppe Sterza ne hanno potuto contare circa 30.000. Trentamila voti spariti nel nulla». Non so se avete capito: il candidato dell’Udc si rivolge alla magistratura affermando che lui ed il suo entourage sono sicuri di essere stati truffati, perché hanno assistito personalmente alla compilazione di circa 30 mila schede con il voto di preferenza a favore, ma poi non hanno ritrovato tutti questi voti allo spoglio! Bulla ci conferma personalmente tutto: «La segretezza del voto è a tutela di chi vota. Se costui decide di palesare il suo voto, io non ci trovo nulla di male. Ora se io voto la scheda di un altro, è reato. Ma se il titolare della scheda vota e ti mostra il suo voto, dal mio punto di vista non c’è reato. A Basilea ho visto coi miei occhi e contato 1.300 elettori che hanno votato Udc scrivendo il mio nome come preferenza, ma allo spoglio mi sono ritrovato con 340 voti di lista in tutto su Basilea! I nostri attivisti andavano a far votare parenti, amici ecc. E questi votavano apertamente davanti a te senza problemi. Ero sicuro di avere 30 mila preferenze soltanto in Svizzera, e invece alla fine me ne sono ritrovate 1.700 su tutta l’Europa!».
Lasciamo perdere l’interpretazione stravagante della segretezza del voto e stringiamo idealmente la mano a Bulla: con la sua testimonianza svela un sistema di raccolta dei voti all’estero che è difficile immaginare che sia stato praticato solo da lui e dal suo compagno di cordata Sterza. E inoltre apre il fronte, ancora tutto da indagare, della correttezza dello spoglio dei voti. Varie testimonianze affermano che si è svolto in una grande confusione presso le strutture di Castelnuovo di Porto. Nella scorsa puntata dell’inchiesta abbiamo riferito circa l’impossibilità di distinguere al momento dello spoglio le schede votate con duplicato da quelle originali rubate e spedite anch’esse al seggio, che si sarebbero dovute eliminare per non far votare due volte la stessa persona. Non è stato questo l’unico problema. Mentre alcuni seggi hanno semplicemente deciso di eliminare il plico che arrivava per secondo (a prescindere che fosse l’originale o il duplicato), in altri quasi sicuramente sono stati conteggiati entrambi i voti: molti infatti hanno accumulato tutti i tagliandi elettorali dei plichi man mano che li aprivano, e solo successivamente li hanno spuntati. A quel punto si saranno accorti dell’esistenza di voti doppi, ma troppo tardi per poter fare qualcosa: in quella fase tutte le schede votate sono già separate dai certificati e mischiate. Un altro errore molto diffuso è stata la cancellazione della seconda preferenza sulle schede della ripartizione europea: molti presidenti di seggio non sapevano che in Europa erano ammesse due preferenze, nelle altre ripartizioni una sola.
Irregolarità allo spoglio
Una circostanza molto seria che andrebbe verificata, denunciata dall’esposto di Emiddio Bulla, è che ben 115.000 plichi sarebbero stati eliminati per ‘anomalia’ alla busta prima ancora di arrivare ai seggi, quando la mattina del 10 aprile i cartoni piombati in arrivo da tutto il mondo sono stati dissigillati e il contenuto trasferito in sacche gialle che poi sono state portate ai seggi. I 38.500 plichi provenienti dalla Svizzera non ammessi allo spoglio di cui abbiamo scritto nel numero scorso apparterrebbero a questo gruppo. Questa semplice azione rappresenta una duplice violazione della legge, che stabilisce che lo scrutinio, compreso il dissigillo dei cartoni, cominci alle ore 15, in contemporanea cioè con lo spoglio nazionale, e che le schede possano essere annullate durante lo spoglio dal presidente di seggio, ma non certo durante un’operazione precedente.
Circa lo spoglio, Scandereberg denuncia episodi guareschiani: «Fra i seggi si aggirava Gianni Farina, un candidato dell’Unione che non aveva nessun diritto di stare lì», racconta al telefono. «Questo signore ad un certo punto ha preso in mano un mazzo di schede col voto alla Lista Tremaglia e si è allontanato dal locale. Un ragazzo è venuto a chiamarmi e a mettermi in allarme. Siamo andati a chiamare i carabinieri, ma Farina era sparito. Abbiamo poi scoperto che si era nascosto nei gabinetti. Il nostro ragazzo ha cominciato a sbraitare: ‘Faccio annullare tutto!’. Una delle scrutatrici si è messa a piangere, e allora io gli ho detto: ‘Lascia perdere’. Lo considero un tentativo di far sparire i nostri voti».
Meno folkloristiche della caccia all’uomo nei bagni di Castelnuovo di Porto ma ancora interessanti le conferme che arrivano circa il ruolo dei patronati nel voto degli italiani all’estero. Racconta la signora Diana De Marco, che vive facendo la spola fra il Friuli e Stoccarda: «Siamo andati a trovare mio fratello e mia cognata che vivono subito di là dalla frontiera in Francia e ho chiesto: ‘Voi avete votato?’. Mi ha risposto mia cognata: ‘No, porto tutto al patronato della Cgil e faccio fare a loro, che mi hanno fatto avere la pensione’. Mi sono arrabbiata parecchio, ma non è servito a niente. Anche in Germania tanta gente semplice che pensava di non saper usare le schede è andata a farsi aiutare nei patronati. Li avranno fatti votare tutti a sinistra, accidenti». Un altro parente, Silvano Avoncelli, che vive a Milano conferma: «Sono andati al patronato e hanno consegnato le schede in bianco. Hanno chiesto: ‘Per cosa ci fate votare?’. ‘Per Prodi’, gli hanno risposto. Come loro tanti altri italiani andavano lì e affidavano le loro schede a quelli del patronato: era la catena di montaggio del voto!».
«Poco tempo fa su di una tivù tedesca hanno fatto una trasmissione sugli italiani», racconta a Tempi da Colonia Rosario Cambiano. «A un certo punto si vede un signore dei patronati che conosco e la voce del commento spiega: ‘Quest’uomo si reca nelle case dove vivono gli italiani più anziani che faticano a uscire fuori, per aiutarli a sbrigare le loro pratiche burocratiche’. Beh, questa persona ha scritto una lettera di pubblico sostegno ad una candidata della lista dell’Unione e l’ha diffusa quanto più poteva: ne tengo copia. Non pensate che negli ultimi tempi, quando entrava nelle case dei vecchietti, abbia fatto qualche altra cosa oltre a compilare i moduli della burocrazia?».
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