Mancava solo questa, per riabilitare Giuda, per trenta denari o poco più
Ne parlano tutti, tocca parlarne anche noi. Ma solo per mettere in guardia il lettore, che non si faccia menare per il naso dal can can mediatico imbastito intorno al vangelo di Giuda. «Verranno giorni in cui non si sopporterà più la sana dottrina ma, per il prurito di udire qualcosa di nuovo, gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie, rifiutando di dare ascolto alla verità per rivolgersi alle favole»: le parole di san Paolo, citate da padre Cantalamessa durante la Via Crucis papale, fotografano la situazione come meglio non si potrebbe. Di una favola infatti si tratta, costruita nel secondo secolo all’interno della setta dei Cainiti. Erano costoro una congrega gnostica, cioè gente convinta che il mondo sia opera di due princìpi, uno buono autore dello spirito, uno malvagio creatore della materia. Di qui l’immaginario invito di Gesù a Giuda a tradirlo perché fosse «sacrificato l’uomo entro cui io sono», e la promessa della rivelazione di più alti segreti, come è appunto nella tradizione dell’iniziazione gnostica. Nulla a che fare, evidentemente, con l’esaltazione cristiana della materia e della carne, buone perché create da Dio per il bene e per l’eternità, né con la preferenza di Gesù per i semplici rispetto ai sapienti. E nulla a che fare con una presunta ‘riabilitazione’ di Giuda, come il Papa ha chiarito nell’omelia del giovedì santo: «Per lui solo potere e successo sono realtà, l’amore non conta». Se poi Dio avrà salvato anche lui sarà esclusivo merito della Sua misericordia. Una favola, dunque, e rivenduta a caro prezzo: cosa c’è di meglio che gettar ombre sulla Chiesa e insieme far quattrini a palate? Un invito ai lettori di Tempi: non contribuite. (Detto per inciso: come tutti gli gnostici, dai catari ai rivoluzionari moderni, i Cainiti erano convinti che gli ‘spirituali’ potessero fare della materia ‘impura’ letteralmente qualsiasi cosa: scienziati ed embrioni?)
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