10,100,1000 Nassiriya

Di Rodolfo Casadei
04 Maggio 2006
HAMZA PICCARDO, SEGRETARIO DELL'UCOII, GIUSTIFICA GLI ATTACCHI DELLA "RESISTENZA" IRACHENA AI SOLDATI ITALIANI. E DICHIARA AMORE A DILIBERTO

Metti, la mattina dell’attentato ai carabinieri italiani a Nassiriya, un gruppo di discussione sulla libertà di stampa con la presenza del segretario dell’Unione delle Comunità Islamiche in Italia (Ucoii) al liceo Volta di Milano. Può capitare, ed è capitato. Taher, gigantesco e gentilissimo studente musulmano, ha invitato chi scrive, Hamza Piccardo e Magdi Allam a relazionare sul tema davanti ad un centinaio di studenti. Ma il vicedirettore del Corriere della Sera non c’è, e non si può dire che non ce lo aspettassimo. Sia perché sappiamo che è molto impegnato a scrivere un altro libro, sia perché fra lui e Piccardo da tempo non scorre buon sangue: il primo accusa il secondo di essere all’origine di una fatwa che mette in pericolo la sua vita e lo costringe a vivere sotto scorta, il secondo ha risposto con una querela e definendo l’avversario «un nemico dell’islam, un cristiano copto per niente buono» e un «portavoce delle tesi neo-con in Italia». Tanta ruvidezza sembra incredibile quando si incontra Piccardo di persona. Davanti a noi c’è un signore con la barbetta grigia e l’aspetto mite. Che non ha nessuna difficoltà a levarsi rispettosamente in piedi quando decidiamo di commemorare col silenzio sia le vittime di Nassiriya che quelle di Dahab, colpite pochi giorni prima. I problemi cominciano subito dopo, quando il signor Hamza chiede la parola per una precisazione, innescando un botta e risposta. Perché possiate farvi un’idea vi proponiamo lo scambio nella sua integralità.

Un dialogo fra sordi
Casadei: Come forse sapete, stamattina un attentato terroristico a Nassiriya ha causato la morte di tre carabinieri italiani e di un soldato rumeno. Con l’accordo dei due presidenti dell’assemblea vorrei proporvi un minuto di silenzio per queste vittime del terrorismo e per le vittime degli attentati nel Sinai, che hanno causato la morte di dodici egiziani e di sei persone di altre nazionalità.
(segue il minuto di silenzio)
Piccardo: Vorrei fare una precisazione rispetto a quello che è stato appena detto. La banalizzazione di mettere sullo stesso piano le vittime del terrorismo e coloro i quali sono stati mandati come esercito di occupazione in un paese straniero, mi sembra che sia una confusione grave e importante. La nostra solidarietà va alle famiglie dei carabinieri caduti e anche a quella del rumeno, come già è stato in occasione della prima grande strage di Nassiriya. Allora dicemmo – e ora ribadiamo – che quella gente aveva giurato di difendere la patria e la Costituzione, ma non c’è né patria, né Costituzione da difendere a Nassiriya.
Casadei: Anch’io faccio una puntualizzazione. Non concordo con questa interpretazione della situazione. Personalmente ho reputato un grande errore, una tragedia la dichiarazione di guerra all’Irak. Però questa mia convinzione non mi impedisce di riconoscere che la situazione in Irak oggi è diversa. C’è un governo legittimamente eletto, ci sono risoluzioni delle Nazioni Unite che legittimano la presenza di truppe straniere. Io credo che i soldati italiani stanno difendendo l’Irak da forze totalitarie. Il partito Baath è un partito di tendenza nazista e gli attentatori di Nassiriya e di altre località dell’Irak possono essere definiti, con una terminologia occidentale, dei clerico-fascisti. I veri antifascisti della situazione in Irak sono i nostri soldati, ai quali va la mia riconoscenza per il compito che svolgono.
Piccardo: Possiamo continuare con questo discorso, se vuole.
Casadei: Devono decidere i presidenti dell’assemblea.
Piccardo: Credo che la trasposizione di categorie nostre a quel mondo sia un esempio ulteriore della nostra incapacità di capire le realtà locali, di volerle giudicare per forza con categorie nostre che non appartengono a quei luoghi e a quei popoli.
Casadei: Naturalmente non la penso nella stessa maniera. Penso che c’è un filo rosso che unisce le esperienze totalitarie del Novecento e fra queste compare l’islamismo radicale: esso fa parte dei totalitarismi del Novecento. La mia convinzione è molto distante da quella del mio interlocutore.
Piccardo: Non è l’islamismo radicale quello che resiste in Irak, se non in parte piccolissima. Quello che resiste in Irak è il popolo iracheno in tutte le sue componenti: laiche, religiose, comuniste, sciite. Resiste ad un’occupazione, ad una violenza terribile che ha causato già la morte di oltre 100 mila iracheni di cui sembra che a noi non importi niente. Evidentemente siamo sempre al solito discorso: è caduto un aereo, ci sono 100 morti, grazie a Dio non c’era nessun italiano.
Casadei: Abbiamo appena osservato un minuto di silenzio per gli egiziani uccisi nel Sinai.
Piccardo: Sì, ma i due gruppi di vittime non sono sullo stesso piano.

«Io sto con il pdci»
È andata così. Se le parole hanno un senso e la logica non è un’opinione, il signor Piccardo giustifica l’uccisione dei nostri militari in quanto atto di resistenza del popolo iracheno ad un’occupazione militare straniera. Non si dica che è l’opinione di un pincopallino qualsiasi, perché si tratta del segretario di un’associazione politico-religiosa che conta decine di migliaia di iscritti e simpatizzanti. E che in occasione delle scorse elezioni ha dato indicazioni di voto ben precise. In un testo intitolato “Una testimonianza ed un appello”, diffuso il 4 aprile scorso, Piccardo ha rievocato i suoi rapporti con Oliviero Diliberto, che avrebbero spinto l’allora ministro della Giustizia a modificare l’orario di distribuzione dei pasti serali nelle carceri italiane nel mese di Ramadan, per favorire l’osservanza del precetto del digiuno rituale da parte dei detenuti musulmani. «Se non fosse che per questa ragione», concludeva il segretario dell’Ucoii il suo appello, «e molte altre ce ne sono, sia nelle sue posizioni di politica estera che nell’impegno a favore dei più deboli, voterò il partito di Oliviero Diliberto e invito i musulmani e le musulmane italiani a farlo». In calce alla circolare, sotto la firma Hamza Roberto Piccardo segretario nazionale Ucoii, appaiono i simboli del Pdci alla Camera e quello della lista unitaria Pdci-Verdi al Senato barrati. A voto e scrutinio ultimati, Piccardo ha rivendicato ai musulmani il merito della vittoria di stretta misura della sinistra. Ha dichiarato all’Adnkronos International: «La vittoria dell’Unione alla Camera è avvenuta grazie all’apporto decisivo dei musulmani che vivono in Italia. In passato i musulmani non hanno mai ricevuto alcuna indicazione di voto specifica. Oggi invece le cose sono cambiate (…). Non crediamo che sia un caso che alla Camera tra l’Unione e la Casa delle Libertà ci sia un distacco di circa 26 mila voti (meno di 25 mila, in realtà, ndr), sono infatti tanti i voti dei musulmani che vivono nel nostro paese».
In linea di principio Piccardo potrebbe anche avere ragione, essendo stimati fra i 10 e i 50 mila gli italiani adulti convertiti all’islam e fra i 30 e i 50 mila quelli di origine estera naturalizzati italiani. Tuttavia l’ipotesi che abbiano votato tutti a sinistra è senz’altro irrealistica. C’è però un altro dettaglio significativo: il 26 gennaio scorso Piccardo ha espresso entusiasmo per la vittoria dell’organizzazione terroristica Hamas alle elezioni palestinesi: «Hamas è la crema della società palestinese, sono i migliori. Esprimiamo la nostra soddisfazione per un risultato che dimostra ancora una volta che i musulmani, ogni volta che possono votare liberamente in base alla loro identità culturale e spirituale e in base alla loro storia scelgono forze che esprimono una sincera volontà di indipendenza nazionale e di onestà personale».

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