La ‘scelta religiosa’ di Giuseppe Lazzati e il ‘senso religioso’ di Luigi Giussani

Di Tempi
04 Maggio 2006

l rapporto di Giussani con Lazzati, iniziato nel 1954 durante una tre giorni di Gs a Gressoney, si incrinò quasi subito, agli inizi degli anni Sessanta. (.) Iniziò così un cammino di incomprensioni e di interventi polemici che non si interruppe neppure con la morte di Lazzati. (.) Ciò che distingueva Giussani da Lazzati non fu in realtà mai la negazione delle necessarie distinzioni, ma l’insistenza sull’unità come condizione necessaria per capire le distinzioni. Il fondatore di Cl ripeteva spesso: ciò che non parte unito non si riunisce più. Il punto di vista è dunque diverso: Lazzati vuole distinguere i piani perché è convinto che il compito precipuo dei cristiani, dopo lo strazio della guerra, è di rifondare la civitas humana e per fare questo occorre farlo sì da cristiani, ma non in quanto cristiani, per aprirsi al dialogo e alla collaborazione con tutti. Per Giussani il compito primo, la vera giustizia è la fede, certo da non imporre, mai, a nessuno, ma da proporre come esperienza che realizza ogni uomo, perché per tutti Cristo è venuto. (.)
Lazzati, come Montini, ha a cuore il rapporto con la modernità. Giussani, come Wojtyla, si pone direttamente in un contesto di “fine dell’epoca moderna”, il suo interesse prevalente non è quello di discuterne le problematiche bensì quello di indicare nel nuovo contesto venutosi a creare una strada per vivere il cristianesimo. (.) Giussani non parte dalla preoccupazione intellettuale di formulare un’ipotesi per una nuova società e cultura che superi la separazione fra cristianesimo e modernità. Il centro da cui scaturisce il pensiero di Giussani, nella sua valenza teologica e sociale è l’esperienza dell’avvenimento cristiano. Da qui la diversa soluzione, rispetto a Lazzati, del rapporto natura-sopranatura e la grande difesa, nel campo della riflessione politica, delle “esigenze elementari” proprie del cuore dell’uomo, che si possono certo fondare filosoficamente, ma vengono veramente salvate solo all’interno di una visione religiosa della persona: “Il cuore della nostra proposta è l’annuncio di un avvenimento accaduto, prima di ogni considerazione sull’uomo religioso o non religioso. è la percezione di questo avvenimento che resuscita o potenzia il senso elementare di dipendenza e il nucleo di evidenze originarie cui diamo il nome di ‘senso religioso'”».
tratto da Massimo Camisasca,
“Comunione e Liberazione.
Il riconoscimento (1976-1984)”, San Paolo

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