Se è Walter ad abolire l’Ici
«L’Ici è un’imposta dei Comuni che porta un gettito di 3 miliardi di euro in Italia e 300 milioni di euro nella Capitale. Si ha il dovere di dire come si compenserebbero queste minori entrate, altrimenti significherebbe taglio drammatico di servizi essenziali per i cittadini». Così il sindaco di Roma, Walter Veltroni, commentò la promessa di Silvio Berlusconi di eliminare l’Ici (avete capito bene) durante il secondo confronto tv con Romano Prodi. E, poi, sornione, «Capisco la campagna elettorale ma stiamo parlando della vita delle persone, della condizione sociale di questo paese, di garantire servizi, specie per i più deboli. Abolire l’Ici significherebbe avere 3 miliardi di euro in meno per i Comuni e 320 milioni di euro in meno per Roma, il che equivarrebbe a un taglio delle spese sociali o scolastiche, tanto per fare un esempio».
Poi ha vinto Prodi e Veltroni ha cambiato idea: «L’aliquota Ici sulla prima casa verrà ridotta, a partire dal 2007, dal 4,9 al 4,7 per mille a Roma e nei comuni del Lazio». E l’ha fatto scrivere su tutti i muri della capitale. Tutto ciò, come ha commentato il suo sfidante alla poltrona di sindaco, Gianni Alemanno, con un’incredibile faccia tosta. Come Veltroni possa giustificare che la propria promessa sia, diversamente da quella del Cavaliere, non dettata da ragioni di propaganda elettorale fa parte del mistero Veltroni, l’uomo che ama dire tutto e il suo contrario fingendo di non avvedersene.
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